Spray urticante a scuola, indagine interna: responsabili ancora senza nome

Il caso alla “Carducci”. Non si conosce l’autore del gesto che ha fatto evacuare l’istituto: la dirigenza valuta la denuncia. Avviate verifiche con richiami nelle classi. Prevale la rabbia tra i docenti: «Non è una ragazzata»
L’AQUILA. Il giorno dopo è quello della razionalità. Che porta, inevitabilmente, amarezza e anche un pizzico di rabbia. A ventiquattr’ore dal caos che ha portato all’evacuazione della scuola media Carducci, i responsabili del “sabotaggio” sotto forma di spray urticante restano, ancora, senza volto e senza nome. Nonostante il pressing dei docenti e le ammonizioni impartite nelle classi nel tentativo di scuotere le coscienze, nessuno si è fatto avanti. Il silenzio domina i corridoi dell’istituto del Torrione, ma dietro le porte delle aule il clima è tutt’altro che sereno: tra gli insegnanti regna un misto di rabbia, sdegno e profonda amarezza.
La dirigenza, che è intervenuta per tempo, in modo efficace, tutelando la sicurezza di tutti, ha avviato una sorta di “indagine” interna serrata. L’obiettivo è risalire a chi, intorno alle 11 dell’altro ieri, ha reso l’aria irrespirabile nei bagni e in palestra, provocando lievi malesseri e, ovviamente, anche scene di panico. Al momento si è proceduto con i richiami formali e collettivi, ramanzine mirate a indurre qualcuno a parlare o a tradirsi. Ma la strategia della persuasione, per ora, non ha scalfito l’omertà dei colpevoli. Per questo motivo, i vertici della scuola stanno valutando seriamente il passo successivo: una denuncia formale alle forze dell’ordine. Un atto che molto probabilmente trasformerebbe una “bravata” scolastica in un fascicolo giudiziario a tutti gli effetti. Ciò che filtra da aule e corridoi è il sentimento di amarezza. «Non è una ragazzata, sono dei criminali», si è lasciato sfuggire più di qualcuno. C’è chi ha usato ripetutamente parole durissime per definire l’accaduto. La preoccupazione principale riguarda l’incolumità e ciò che sarebbe potuto accadere: nel panico dell’evacuazione, qualcuno avrebbe potuto farsi male seriamente, senza contare i rischi per gli insegnanti più anziani o per chi soffre di patologie respiratorie.
Al di là dell'aspetto penale, a ferire è il senso di fallimento della relazione educativa. Gli insegnanti si dicono dispiaciuti e feriti da un gesto che dimostra una totale assenza di empatia e rispetto per la comunità scolastica. «Se oggi si tollera lo spray, domani cosa potrà accadere?», è lo sfogo amaro raccolto tra i banchi. Un segnale d’allarme che va oltre l’episodio specifico e che interroga l’intera città sulla deriva di certi comportamenti giovanili. Intanto, la caccia ai responsabili continua: la scuola non è disposta a voltare pagina senza aver prima individuato chi ha trasformato una mattinata di lezione in un incubo.
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