Spunta raro volume sul prosciugamento del lago del Fucino

5 Novembre 2023

Il documento contiene il progetto dell’ingegnere Brisse Presenti disegni, calcoli fatti a mano e uno studio sul clima

AVEZZANO. L’impresa del prosciugamento del lago del Fucino attraverso il progetto compilato dall’ingegnere Alexandre Brisse nel febbraio del 1875. È una delle perle - inedite - contenute nel numero 50 della rivista Leonardo e portate alla luce dall’Ordine degli ingegneri della provincia dell’Aquila. Il prezioso documento è riemerso durante i preparativi di un intervento edilizio. A ritrovarlo in tutta la sua pura originalità è stato l’ingegner Fabio Colabianchi. E l’Ordine, compresa l’esclusività del progetto di Brisse, lo ha pubblicato come allegato di Leonardo e messo a disposizione dell’intera collettività. L’ingegner Brisse era a capo dell’èquipe che studiò il prosciugamento del lago del Fucino: il suo progetto colpì da subito il principe Alessandro Torlonia, che intanto aveva deciso di finanziare l’opera. Il rapporto voleva mettere al corrente Torlonia dei lavori eseguiti (la galleria dell’emissario e il collettore centrale) con i relativi carichi idraulici, soffermandosi però sul rischio di inondazioni sollevato dai rappresentanti della città di Sora, che per primi avevano invitato alla prudenza. Ma Brisse rassicurò tutti annunciando interventi aggiuntivi. A stupire è la minuziosità delle valutazioni tecniche ingegneristiche: la pubblicazione è impreziosita da calcoli fatti a mano e bozze di assoluto pregio. Un’altra sezione del documento è dedicata invece alle opere complementari proposte (canali di prosciugamento, canali collettori laterali e bacino di ritenuta) e una serie di osservazioni meteorologiche condotte per più di venti anni (dal 1854 al 1875) sulle sponde del lago. Nell’introduzione al volume il presidente dell’Ordine Pierluigi De Amicis ha sottolineato l’attualità degli argomenti affrontati da Brisse, viste le eccezionali precipitazioni atmosferiche registrate negli ultimi anni che hanno determinato alluvioni ed esondazioni. Nel volume c’è spazio anche per l’epoca romana, in cui si tenne l’inizio dei lavori di costruzione di un emissario artificiale che incanalava le acque in eccesso e, attraverso il Monte Salviano, le riversava nel fiume Liri, il cuo alveo scorreva circa 20 metri più in basso del fondo del lago del Fucino. Un’opera realizzata con l’avvento dell’imperatore Claudio nel 41. d.C. per un’impresa che non aveva eguali nel mondo. Fu proprio la grandezza dell’opera ideata dai romani che ispirò Torlonia per un nuovo tentativo di prosciugamento. Furono realizzati inoltre circa 40 pozzi a sezione quadrata, con profondità variabile dai 18 ai 122 metri, e numerose gallerie inclinate che avevano il duplice obiettivo di permettere il trasporto dei detriti e garantire l'areazione dei cunicoli di deflusso. Il canale di condotta dell'emissario alla fine risultò avere una lunghezza complessiva di 5.640 metri. Con la fine dell’impero romano venne a mancare la manutenzione dell’opera con le conseguenti ostruzioni dell’emissario che provocarono gravi inondazioni e allagamenti negli insediamenti cresciuti sulle sponde del lago, determinando delle aree paludose, malsane e infette. Dopo alterne vicende nel 1852 la Compagnia Anonima Regia Napoletana con a capo il principe Torlonia, propose di assumersi tutte le spese necessarie all’operazione in cambio della proprietà delle terre emerse dal prosciugamento.
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