Spunta un quadro inedito di Ercole su fra’ Tommaso

25 Gennaio 2020

Il dipinto è stato realizzato 60 anni fa per il convento L’autore: «Ho scritto al sindaco, è destinato a Celano»

AVEZZANO. C’era una vecchia cassapanca, celata da quadri, disegni, bozzetti, materiale d’artista. Dentro, seminascosto, un quadro vecchio di 60 anni, che raffigura fra’ Tommaso da Celano, biografo ufficiale di San Francesco d’Assisi, immaginato mentre scrive la sua opera celeberrima, che ha segnato i secoli, il Dies Irae.
L’autore è uno dei pittori più quotati d’Abruzzo, Marcello Ercole, nato a Luco dei Marsi la bellezza di 94 anni fa.
«Il quadro», ricorda Ercole, «mi venne commissionato nel 1959 da padre Corrado Signore, l’allora priore del convento di Santa Maria Valleverde. Realizzai anche un affresco esterno che è ancora visibile nella chiesa delle suore. Poi padre Corrado venne trasferito e chi lo sostituì non ne volle sapere. Tenni il quadro a casa e lo feci incorniciare, poi mi trasferii a Parigi per motivi di lavoro – andai a fare il caricaturista – e mi dimenticai di quest’opera, che avevo depositato in una cassapanca».
È di poco tempo fa la scoperta. «Il mio studio è un bazar», riferisce il pittore, «e qualche giorno fa è venuto un mio amico per stilare un inventario. Da una cassapanca che non veniva aperta da anni è spuntato il quadro. Era incartato, ricoperto di cartelle di disegni, più altra roba. Il mobile non era stato aperto da decenni».
Come nacque l’idea del dipinto? «Padre Corrado», risponde Ercole, «all’epoca era il custode di Santa Maria di Valleverde. Pare che fra’ Tommaso abbia iniziato a scrivere il Dies Irae proprio in questo convento». Del quadro non esiste altra copia, è un’opera unica e si scorge il castello di Celano alle spalle di fra’ Tommaso che scrive.
«Naturalmente», precisa l’artista, «la presenza del castello è ideale perché è noto che il maniero Piccolomini è stato costruito successivamente, nel tardo Medioevo».
Anche da Ercole parte l’appello per far ottenere a fra’ Tommaso da Celano il riconoscimento tanto ambìto. «Dobbiamo muoverci per la sua beatificazione», osserva, «perché è stato un grande uomo, il frate più colto della sua epoca, un medievalista straordinario che fa onore a Celano».
Quale sarà ora il destino del quadro? «Ho scritto una lettera al sindaco di Celano, Settimio Santilli», riferisce il pittore, «e se il Comune lo vorrà, pagandolo in maniera simbolica, credo che sia un’opera che deve rimanere a Celano, in un luogo istituzionale. Fra’ Tommaso è un personaggio alla Dante Alighieri».
Nel 2014 Marcello Ercole ha allestito, nella chiesa di San Giovanni Battista, una mostra su San Francesco di Assisi e fra’ Tommaso da Celano raccontati attraverso dipinti e disegni.
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