Spuntano 9 edifici diversi dagli scavi di Amiternum

4 Dicembre 2019

Resi noti i risultati dell’ultima campagna condotta dagli archeologi sul campo L’ipotesi: sono i resti dell’insediamento di epoca longobarda vicino alla cattedrale

L’AQUILA. Non solo teatro e anfiteatro. L’insediamento archeologico di Amiternum si estende oltre i resti più conosciuti e racconta la storia non solo di epoca romana, ma anche medievale, di una città perno di un intero territorio. A svelare sempre più questo volto sconosciuto della Pompei aquilana sono state le ultime campagne di scavo, che a partire dal 2016 si sono concentrate nel sito archeologico denominato “Campo Santa Maria”, ubicato ai limiti dell’area pubblica della città di Amiternum e hanno permesso di fissare con maggiore chiarezza la scansione cronologica del sito soprattutto per le fasi altomedievali (VIII-X secolo). Le indagini, condotte dalla cattedra di Archeologia medievale dell’Università e dirette dal professor Alfonso Forgione, si sono concluse da poche settimane «ma riprenderanno già a primavera», come spiega lo stesso docente.
NOVE EDIFICI. «Le ultime ricerche hanno contribuito in maniera sostanziale a individuare almeno 14 periodi di frequentazione del sito, le cui strutture rinvenute, comprese tra il I secolo a.C. e il tardo XIV secolo, appartengono ad almeno 9 edifici differenti», spiega Forgione. «Le fabbriche individuate, frutto di sovrapposizioni successive, a più riprese hanno occupato l’area di scavo, inglobando o riutilizzando solo parzialmente le strutture precedenti, confermando il ruolo dominante che il sito ha iniziato a occupare a partire dal tardo V secolo».
LA CATTEDRALE. Gli edifici potrebbero essere i resti dell’insediamento intorno alla cattedrale di epoca longobarda, già individuata dagli scavi degli anni passati. «La cospicua quantità di frammenti ceramici rinvenuti, la qualità dei reperti ascrivibili all’abbigliamento personale e la mole delle strutture murarie individuate, confermano la presenza di un consistente insediamento nell’area della presunta cattedrale, dal periodo delle prime attestazioni documentarie (V secolo d.C.) fino al suo abbandono avvenuto nel corso del XIV secolo», continua il docente. L’obiettivo dei prossimi scavi sarà proprio riuscire a comprendere la relazione tra il complesso episcopale e l’ipotetico “castrum urbano” di età longobarda, individuato dagli studiosi nel vicino anfiteatro di Amiternum.
CONTROLLO DEL TERRITORIO. «In conclusione, sono stati rinvenuti i resti di almeno tre fasi di frequentazione di un insediamento che va dal I sec. a.C. al IV sec. d.C. (3 differenti edifici che proseguono oltre i limiti dello scavo e che potrebbero appartenere a un grande edificio residenziale o pubblico), due fasi di frequentazione di un battistero di V secolo d.C., un grande edificio religioso di periodo longobardo che, nelle fasi successive (periodo carolingio, ottoniano e normanno) subì importanti modifiche e trasformazioni», conclude Forgione. «Questa sequenza di edifici, le ingenti ristrutturazioni subite, la mole di materiali rinvenuti, costituiscono un tangibile segno della chiara volontà delle autorità religiose locali di concentrare in questo sito il controllo sul territorio, almeno fino al trasferimento della diocesi a Rieti e, con alterne fortune, il conseguente lento declino fino al definitivo abbandono avvenuto nel corso del XIV secolo”. Michela Corridore