Stadio chiuso, calciatori sfrattati

Tagliacozzo, disagi per le squadre. Il presidente: senza tifosi perdiamo sempre
TAGLIACOZZO. Il caso dello stadio Leo Attili, chiuso da settimane e negli ultimi giorni interessato da scavi per la realizzazione di un futuro campus scolastico, e la mancanza di campi sportivi alternativi nel Comune, continua a far discutere. Non solo riflessi negativi per una parte di popolazione nostalgica, legata allo storico impianto di gioco, ma soprattutto problemi per chi pratica calcio. Sono tanti i disagi a cui devono far fronte la società sportiva, gli atleti, le famiglie e tutto ciò che ruota attorno al mondo del pallone. Non c’è, infatti, una valida alternativa allo stadio comunale. Il Sant’Onofrio non è agibile, così come il campo sportivo di Villa San Sebastiano, la cui squadra deve far fronte alle stesse problematiche. Per ora la prima squadra del Tagliacozzo (Prima categoria) è costretta a giocare in campi affittati di volta in volta, pagando tra l’altro tariffe che si aggirano attorno ai 200 euro per volta. A questo vanno aggiunte le spese per le trasferte, che non sono solo quelle previste dal campionato, ma anche quelle che sostituiscono le partite in casa. Una situazione che si riflette, inevitabilmente, anche sull’approccio psicologico dei giocatori. «Sono tutti giovani», spiega il presidente Vincenzo Mastroddi, «fino a cinque settimane fa eravamo 12esimi, adesso sono cinque partite che perdiamo perché per i ragazzi il sostegno dei tifosi era fondamentale». Problemi anche per i ragazzi della Juniores, primi in Coppa Abruzzo e secondi in campionato, dopo il Paterno. «Ci muoviamo con macchine private, sia per gli allenamenti che per le partite», spiega Mastroddi, «ci sono genitori che ci aiutano e ci accompagnano. I disagi sono notevoli ma non ci spaventano e andremo avanti con tutte le forze». Intanto, sul futuro campus e sui lavori per il Sant’Onofrio, i consiglieri di maggioranza Manuela Marletta e Lorenzo Colizza sottolineano: «Riguardo alla nuova scuola, con i fondi disponibili si potrebbe realizzare solo un terzo dell’intera struttura. Ciò comporta la distruzione di uno spazio verde che non è solo un campo di calcio, ma un’area di ammassamento in situazioni di emergenza e di atterraggio per l’elisoccorso. Nel frattempo», aggiungono, «gli studenti continueranno a svolgere l’attività didattica in strutture non a norma. Che fine farà l’Istituto tecnico per il turismo fiore all’occhiello della nostra città?», si chiedono, «dove verrà svolta l’attività agonistica fin quando non sarà pronto il Sant’Onofrio e, infine, come verrà superato il disagio causato alla società sportiva e alle famiglie dei ragazzi?». (p.g.)
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