Stadio del fondo ai Piani di Pezza: scatta l’esposto degli ambientalisti

Rocca di Mezzo, nuova tegola per l’intervento fermo da diversi mesi. Chiesto il ripristino delle aree Sei associazioni in campo: «Sbancamenti non autorizzati e abusivi su terreni gravati da uso civico»
L’AQUILA. I lavori per lo stadio del fondo ai Piani di Pezza, nel territorio comunale di Rocca di Mezzo e all’interno del Parco naturale regionale Sirente-Velino, sarebbero «abusivi», secondo una nota inviata alla Regione dall’Asbuc di Rovere, l’uso civico su cui ricade l’opera. Lo sottolineano diverse associazioni ambientaliste, che parlano anche di «difformità rispetto al progetto esecutivo» e annunciano di aver inviato gli atti alla Procura della Repubblica.
il progetto
L’intervento è fermo da diversi mesi e si chiede il ripristino delle aree già sbancate. «Nella lettera inviata lo scorso 20 febbraio al comitato Via della Regione, che sta esaminando la valutazione d’incidenza ambientale dell’intervento», scrivono la Stazione ornitologica, Salviamo l’orso, Lipu Abruzzo, Altura, Italia Nostra e Federtrek, «l’Asbuc scrive che, a oggi, esistono lavori di sbancamento di notevole estensione eseguiti su terreni gravati da uso civico nella non disponibilità dell’amministrazione comunale, senza preventiva sdemanializzazione, senza autorizzazione e pertanto a tutti gli effetti da ritenersi abusivi». Inoltre, secondo l’Asbuc, «servirebbe anche la variante urbanistica e la relativa valutazione ambientale strategica, che secondo il Comune non occorrerebbe in quanto si tratterebbe di opera pubblica». Per gli ambientalisti, «già la procedura di valutazione d’incidenza in sanatoria e postuma non è percorribile, secondo una sentenza del Consiglio di Stato, in quanto dev’essere preventiva all’intervento, ma è inaudito che lo stesso comitato Via non abbia immediatamente archiviato la pratica una volta verificato che i terreni in questione sono gravati da uso civico e che il comune di Rocca di Mezzo ha avviato un cantiere senza avere la disponibilità delle aree». Infine, «il direttore dei lavori con nota dello scorso 22 febbraio, ha pure ammesso che, rispetto alle planimetrie, i lavori sono difformi con una rotazione di diversi metri», concludono le associazioni. Sulla vicenda dello stadio del fondo interviene anche la botanica Daniela Tinti, che ha scritto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e al presidente della Regione Marco Marsilio, ricostruendo la storia del progetto e soffermandosi sulle «forzature» rispetto alla direttiva Habitat. Pone una serie di domande, tra cui: «Dobbiamo considerare ricevibili studi di Vinca svolti solo a tavolino? O no? Perché se non sbaglio c’è anche una procedura d’infrazione in atto per la scarsa qualità degli studi». Interrogativi anche sulla tutela delle specie vegetali: «I professionisti abilitati non hanno escluso», dice Tinti, «la presenza della Jacobaea vulgaris nel sito di cantiere (e infatti anche loro hanno presentato osservazioni sulla potenziale presenza della specie nel sito già scavato), semmai hanno prodotto una mappatura che bisogna saper usare e interpretare».

