Stalking e molestie a scuola: bidello assolto. Scagionato il collega accusato di averlo coperto

L’Aquila. Il caso al “Da Vinci-Colecchi”. Si tratta di bidelli marsicani dell’istituto: uno era accusato di abusi su una studentessa sedicenne, l’altro di averlo “coperto”. (Nella foto, l’interno del tribunale dell’Aquila)
L’AQUILA. «Assolti perché il fatto non sussiste». Con queste sei parole, pronunciate ieri dal presidente del collegio giudicante, Giuseppe Romano Gargarella, due collaboratori scolastici dell’Istituto superiore Da Vinci-Colecchi dell’Aquila – entrambi marsicani – si sono visti in un lampo restituita piena dignità sul piano umano prima ancora che professionale. Dignità in questi ultimi anni messa pesantemente in discussione a partire dall’apertura di un procedimento penale nei loro confronti, capace di contemplare alcune tra le accuse più infamanti da cui doversi difendere: quelle di stalking e violenza sessuale ai danni di un’alunna di 16 anni. E di falso e favoreggiamento, in riferimento alla posizione del secondo imputato, fino a ieri parimenti nei guai.
LE ACCUSE Gli episodi contestati risalgono tutti ai primi mesi dell’anno scolastico 2021-2022, da settembre a gennaio, periodo durante il quale Giuliano Salvi, bidello di 62 anni di Trasacco in servizio in uno dei plessi scolastici di Colle Sapone, secondo l’accusa – ieri rappresentata dal pubblico ministero Andrea Papalia – avrebbe tenuto una condotta persecutoria ai danni di un’adolescente, poi culminata in una mano che scivola lungo i fianchi della giovane, un bacio sulla guancia estortole contro la sua volontà cui sarebbe seguita anche una pacca sul fondoschiena. Il tutto condito da frasi del tipo «Quanto sei bella», e «Sei la mia fidanzata». L’episodio più pesante, quello del 19 gennaio 2022, allorché l’uomo si sarebbe introdotto nel bagno della scuola subito dopo l’ingresso della giovane, così da porre in essere le condotte contestate lontano da occhi indiscreti. Quello che sarebbe successo subito prima (la mano lungo i fianchi) e dopo (il bacio e la pacca) fu poi riferito dalla ragazza in prima battuta alla madre, poi a un’insegnante di sostegno fino ad arrivare alle orecchie della vicepreside e della dirigente. Infine a quelle degli agenti della questura, che ne hanno raccolto la denuncia facendo così partire le indagini. Indagini poi confluite nella richiesta di due anni e dieci mesi di reclusione a carico del 62enne, e di otto mesi per il suo collega, Nicola Cesta Incani, 60 anni, di Collelongo, a sua volta accusato di averlo coperto a costo di dichiarare il falso.
LA DIFESA Di un «narrato intriso di contraddizioni» da parte della ragazza ha parlato Stefano Guanciale, difensore di Cesta. «La pacca sul sedere», infatti, «non era stata riferita agli insegnanti». A detta del legale starebbe qui il vulnus della vicenda, perché «mettere le mani sui fianchi e dare un bacio sulla guancia», insieme a una pacca sul fondoschiena configura una condotta «di valenza indubbiamente sessuale. Ma l’elemento decisivo è palesemente smentito», essendo emerso solo in un secondo momento. «Pertanto la ragazza è manifestamente inattendibile». Oltretutto, «le attenzioni del Salvi, sempre secondo il narrato della ragazza, sarebbero iniziate all’inizio dell’anno». Peccato che «il Salvi ha preso servizio in quella scuola solo a inizio novembre». «Metti su la mascherina e non provare a fumare in bagno», sarebbero state, invece, le parole rivolte dal bidello alla giovane, tenuta, come ogni altro studente di quell’istituto, a chiedere le chiavi al bidello per poter andare in bagno, responsabile com’era quest’ultimo del distanziamento sociale e del divieto di fumo «come da precise disposizioni della dirigente», ha poi spiegato in aula l’avvocato Carlo Polce, difensore di Salvi. «Perché se sento ancora puzza di fumo, come tutte le altre volte, mi vedo costretto a segnalarti alla preside, la quale prenderà di certo seri provvedimenti disciplinari», avrebbe intimato l’uomo alla studentessa. La ragazza, dunque, secondo l’avvocato Polce, avrebbe così barattato un potenziale procedimento disciplinare a suo carico, di quelli capaci di comportare la sospensione – e relativa compromissione del buon andamento dell’intero anno scolastico – con un procedimento penale a carico di chi era invece deputato a vigilare sui ragazzi al di fuori degli spazi didattici. E che invece si è ritrovato a doversi difendere da accuse gravissime.

