Stangata sui costruttori, via ai ricorsi E alcuni cantieri rischiano il blocco

2 Novembre 2021

Occupazione suolo pubblico. Il dirigente comunale: la maggior parte delle ditte paga, è così in tutta Italia L’avvocato Verini: dubbi sulle richieste, diverse aziende hanno già impugnato questi provvedimenti

L’AQUILA. Le imprese della ricostruzione annunciano ricorsi contro la tassa sull’occupazione del suolo pubblico.
Le cartelle da capogiro (in alcuni casi pari a quasi 300mila euro) sono state fatte recapitare nelle ultime settimane dal Comune dell’Aquila a numerose ditte impegnate nella ricostruzione pubblica e privata. La tassa riguarda il terreno occupato dalle aree di cantiere e dai ponteggi necessari a eseguire i lavori.
Sulla vicenda è intervenuto anche il dirigente dell’Avvocatura comunale. «Si tratta di una disposizione applicata in tutta Italia per la riscossione dei canoni per l’occupazione di aree pubbliche per i cantieri», spiega l’avvocato, Domenico de Nardis, per tentare di smorzare la polemica. «Con la legge finanziaria approvata nel 2019 ed entrata in vigore nel 2020 è stata normata la Disciplina del canone patrimoniale unico. Una legge pienamente recepita dal Consiglio comunale che, nel bilancio di previsione 2021-2023, ha approvato il Regolamento del canone patrimoniale unico. Non è certo una novità», sottolinea il responsabile dell’avvocatura comunale, «dal momento che si tratta di una disposizione applicata in tutta Italia per la riscossione dei canoni per l'occupazione di aree pubbliche per i cantieri. La maggioranza delle ditte paga regolarmente quanto dovuto, il Comune», conclude de Nardis, «interviene solo nei casi in cui è necessario per il recupero di somme accertate secondo quanto stabilito dalle norme».
Nei giorni scorsi l’arrivo della cartelle di pagamento aveva suscitato numerose reazioni non solo da parte delle aziende coinvolte, ma anche di alcuni esponenti della politica aquilana. Mentre alcune imprese stanno valutando di rinunciare agli appalti chiedendo la rescissione dei contratti per sopravvenuta eccessiva onerosità della prestazione, altre hanno già «impugnato i provvedimenti di fronte all’autorità giudiziaria», spiega l’avvocato Claudio Verini. «È dubitabile», aggiunge il legale, «sia la legittimità che il quantum delle richieste visto che, spesso, riguardano la zona rossa non utilizzabile dal pubblico in quanto non accessibile all’utenza. Qualora il tribunale dovesse ritenere le imposte dovute, le imprese stanno verificando la possibilità di richiedere il rimborso della somma ai proprietari degli immobili. Si tratta di ditte impegnate sia nella ricostruzione pubblica che in quella privata», precisa Verini.
La questione Cosap, però, non riguarda solo L’Aquila, ma anche altri centri dell’Aquilano con il rischio concreto di infliggere uno stop alla ricostruzione del cratere. «Mentre il Comune dell’Aquila si è mostrato disponibile a un dialogo», conclude Verini, «diverse imprese hanno trovato minore collaborazione da parte di altri uffici comunali».
Sono almeno tre i legali che avrebbero già ricevuto mandato delle imprese per impugnare i procedimenti.
Intanto sulla vicenda il capogruppo di Cambiare insieme, Lelio De Santis, ha annunciato «un’interrogazione urgente al Consiglio comunale per verificare la corretta applicazione della normai».
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