«Stop ai controlli anti-cancro», la Cgil insorge
Il sindacato: «Carenze di personale hanno determinato l’interruzione dello screening gratuito»
L’AQUILA. «La drammatica carenza di personale nell’Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila ha determinato e continua a determinare enormi problemi e inaccettabili condizioni sia per gli utenti che per le lavoratrici e i lavoratori del sistema sanitario provinciale». Lo afferma la Cgil, che rilancia: «Le lavoratrici e i lavoratori Asl e i cittadini dell’intera provincia, unitamente alle organizzazioni sindacali, sono pronte alla mobilitazione non essendo più possibile continuare ad aspettare soluzioni declinate al futuro».
In particolare, il segretario generale Cgil L’Aquila Francesco Marrelli, unitamente ai segretari Spi e Fp-Cgil, rileva che «ormai da mesi che è stato interrotto lo screening gratuito mammografico per i tumori al seno proprio a causa della carenza di personale in servizio nell’Asl. Studi scientifici hanno dimostrato quanta importanza assume una accurata prevenzione attraverso gli screening, esami condotti a tappeto su una fascia più o meno ampia della popolazione che hanno lo scopo di individuare una malattia o i suoi precursori (cioè quelle anomalie da cui la malattia si sviluppa) prima che si manifesti attraverso sintomi o segni. In particolare gli screening oncologici servono a individuare precocemente i tumori, o i loro precursori, quando non hanno ancora dato segno di sé. Mentre con la prevenzione primaria si cerca di evitare l'insorgenza del cancro, per esempio attraverso interventi sugli stili di vita o sull’ambiente, con la cosiddetta prevenzione secondaria, di cui fanno parte gli screening, si mira a individuare la malattia quando è più facilmente curabile».
«Nel territorio provinciale», proseguono gli esponenti Cgil, «tale buona prassi non viene più garantita poiché non vi è personale sufficiente a erogare tutte le prestazioni necessarie. Ma il quadro del servizio sanitario provinciale è, a dire il vero, ancora più sconcertante. Infatti, come più volte denunciato, lunghissimi sono i tempi di attesa per moltissime tipologie di prestazioni, sia di tipo diagnostico, sia per quanto riguarda diverse prestazioni specialistiche. Riteniamo che in tale contesto, che palesa un malgoverno delle liste di attesa, vengono fortemente colpite e danneggiate le fasce più deboli. La principale causa è la cronica carenza di personale. Nel territorio provinciale risultano carenti oltre 700 unità lavorative a tempo indeterminato dei vari profili professionali, a cui si aggiungerebbero, tra il 2019 e il 2020, circa 300 lavoratori con possibilità di pensionamento con quota 100. Carenza solo parzialmente compensata dal notevole ricorso al lavoro precario».

