Stop al calo di iscritti nelle scuole: merito degli stranieri

Ricerca del Cresa: dal 2008 a oggi solo 381 studenti in meno Bazzucchi: «Recuperata la flessione del post-sisma»
L’AQUILA. Dopo il brusco calo di alunni registrato a seguito del terremoto, quasi mille nel 2011, la ripresa è stata velocissima: dal 2008 a oggi mancano all’appello solo 381 studenti (da 11.917 a 11.536). Un numero destinato a diminuire progressivamente: secondo le proiezioni, gli studenti cresceranno ancora del 3 per cento. Un “miracolo” di cui sarebbero protagonisti gli stranieri: la loro incidenza sul territorio aquilano è salita infatti del 60% circa negli ultimi anni. A delineare il quadro della situazione è uno studio del Cresa firmato dal ricercatore Alberto Bazzucchi, che si fonda sui numeri degli archivi dell’Istat, del Servizio anagrafe del Comune dell’Aquila, dell’Osservatorio scolastico della Provincia dell’Aquila e dell’Ufficio regionale scolastico dell’Abruzzo. Soddisfatto il sindaco Massimo Cialente: «Finalmente una voce autorevole, scientifica, seria, documentata che smentisce tutti i luoghi comuni e le sciocchezze che ci siamo dovuti sorbire in questi ultimi anni da parte dei gufi, degli oppositori politici, scontenti di tutto». L’ABRUZZO. Tra gli anni scolastici 2008/2009 e 2015/2016 nelle scuole della regione si e verificato un calo complessivo degli iscritti di quasi il 2%, 3.500 unita in valore assoluto (la popolazione scolastica italiana e invece aumentata dell’1,2%). «Questo dipende sostanzialmente dal fatto che ci sono pochi giovani di quella fascia d’età», spiega Bazzucchi. «Il calo demografico è partito da diversi anni. I diciottenni, in particolare negli ultimi anni sono diminuiti del 20%». Risulta relativamente più problematico il contesto delle scuole superiori e medie. Meno grave sembra la situazione per il livello primario: qui, la diminuzione della popolazione nel periodo considerato è stata inferiore agli altri ordini scolastici (-3% nella media regionale; -8% a L’Aquila) e tenderà probabilmente a essere riassorbita nei prossimi anni.
PROVINCIA. Alla provincia dell’Aquila sono attribuibili quasi due terzi dell’intero calo abruzzese considerato che le sue scuole hanno registrato una perdita di quasi 2.200 iscritti rispetto al 2008.
COMUNE. «Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, invece, il Comune dell’Aquila contribuisce poco a quella perdita», continua il ricercatore. «Nel 2009/2010 il calo degli alunni è stato forte, molti sono rimasti fuori. Dal 2011 in poi la tendenza si è invertita in tutti gli ordini di scuole. In alcuni casi abbiamo superato i livelli del 2008. Questo fenomeno ha riguardato in particolare l’infanzia». Nell’anno scolastico 2008/09 le scuole statali aquilane registravano complessivamente 11.187 iscritti, pari al 28% del totale provinciale, e si attestano oggi a 10.813: al capoluogo di regione e pertanto attribuibile il 10% circa del calo abruzzese degli ultimi sette anni. «La flessione registrata nell’immediato post sisma a causa della dislocazione della popolazione e stata significativa, forse inferiore, tuttavia, a quello che ci si sarebbe potuto attendere», commenta Bazzucchi. «Il punto minimo sembrerebbe essersi toccato nel 2011/12, con una perdita di oltre 900 iscritti; a partire dall’anno successivo la tendenza negativa si è invertita per un graduale ma apprezzabile recupero verso i livelli pre-sisma».
STRANIERI. Il calo di alunni sarà gradualmente compensato, anche grazie alla presenza sempre più massiccia di stranieri. «Abbiamo una situazione sostanzialmente positiva nelle fasce d’età più giovane: tra zero e cinque anni», spiega il ricercatore. «Questa fascia d’età è alimentata dagli stranieri, come succede in tutta Italia, ma anche in altre nazioni come la Germania e la Francia». All’Aquila territorio (nel comune e ancor più nei paesi limitrofi, come Barete, Pizzoli, Tornimparte, Scoppito) c’è stato un incremento di stranieri pari al 60% negli ultimi anni. «Gli stranieri sono arrivati nel nostro comprensorio nei primi anni 2000, ma l’aumento esponenziale è dopo il terremoto. Hanno caratteristiche demografiche diverse: sono molto più giovani e spesso fanno più figli», continua Bazzucchi. «I bambini stranieri da zero a due anni erano 109 nel 2008 e oggi sono 201. Quelli tra 3 e 5 anni erano 67 sono diventati 187, sono triplicati. Quelli tra 6 e 10 erano 115 e sono 193. Basti pensare che alcune classi della scuola media di Paganica contano oltre la metà di alunni stranieri. Quote paragonabili a Brescia, dove la proporzione tra stranieri e italiani si è invertita già da qualche anno». Nel decennio 2004-2014 la città dell’Aquila ha perso 3.600 residenti con meno di 44 anni (pari all’11% del totale in quella fascia di eta), ma ne avrebbe persi duemila in più senza l’apporto degli stranieri immigrati. I Comuni che formano la corona urbana hanno visto aumentare di quasi 1.400 unità la popolazione sotto i 44 anni; l’81% di questo saldo positivo è stato alimentato da flussi migratori. Una maggiore densità di stranieri è rintracciabile a Paganica, Tempera, Bazzano e Sassa.
I PROGETTI. Nell’analisi vengono presentate delle proiezioni sui futuri flussi di popolazione in età scolastica che dovrebbero governare le scelte e le strategie per il futuro: «Vi sono zone della città ad elevata densità demografica in cui nel prossimo decennio l’utenza potrebbe contrarsi fortemente (fino al -9% come Pettino e Torretta/Sant’Elia/Gignano), altre in cui la domanda locale potrebbe mostrare sviluppi significativi (+15% per Paganica/Tempera/Onna/Bazzano/San Gregorio; +29% per Preturo), o addirittura espandersi di oltre il +30% (Roio/Pianola)».
Michela Corridore
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