Strada chiusa, ristorante isolato

19 Aprile 2017

Lavori alla ferrovia ostruiscono l’accesso da settimane, la rabbia del titolare

L’AQUILA. I blocchi di cemento (nella foto)hanno sbarrato la strada alla vigilia dell’ottavo anniversario del sisma del 2009. E per Riccardo Muzi, titolare da 20 anni del ristorante La Cerella nella frazione di Sassa, è iniziata una vera e propria odissea. Per lui, che vede ogni giorno i tavoli tristemente vuoti, ma anche per i suoi clienti: i più affezionati possono raggiungere il locale solo da Palombaia di Sassa, passando per stradine di campagna che in pochi conoscono. L’accesso principale al ristorante è stato chiuso a causa dei lavori sulla linea ferroviaria Sulmona-Terni: un intervento lungo, che ha comportato l’interdizione del passaggio a livello da cui si accede alla struttura. Ci sarebbe una viabilità alternativa, a circa 600 metri di distanza, ma non sarà fruibile prima dell’estate. Un duro colpo per Muzi, che è andato a bussare a tante porte, in primis quella del Comune, «ottenendo solo promesse e solidarietà. Ma con la solidarietà non ci pago le bollette a fine mese». Pochi gli avventori quotidiani, soprattutto a pranzo, visto che per raggiungere il ristorante attraverso le vie secondarie si impiegano almeno 20 minuti in più. E di turisti neanche a parlarne. Secondo il titolare sarebbe bastato spostare di un paio di mesi l’ordinanza di chiusura della strada, in attesa di rendere praticabile l’altro accesso. Muzi ha sfogato la sua amarezza su Facebook: «Ecco», il post pubblicato sulla sua pagina, «dopo 20 anni vai a lavorare e trovi il muro. Non puoi passare, è chiuso e lo sarà per sempre. La nuova strada è un’utopia. Fai retromarcia, torni indietro, fai una strada statale, una provinciale, passi in mezzo a un paese, imbocchi una stradina e finalmente sei arrivato. Ti rendi conto che il paesaggio non è male, ma sei consapevole che sarà dura lavorare, da oggi in poi». Il ristorante di Muzi è stato uno dei primi a riaprire subito dopo il terremoto: per quattro mesi ha sfornato 400 pasti al giorno, 200 a pranzo e 200 a cena, per sfamare i soccorritori arrivati da tutta Italia per aiutare la popolazione. (r.s.)

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