Stradale, interrogatorio per un solo agente

Pratola, è l’unico degli 11 a voler essere ascoltato in Procura per l’inchiesta sui “sonnellini di pattuglia”
SULMONA. Solo uno degli undici poliziotti della stradale di Pratola Peligna ha chiesto di essere interrogato in Procura, alla presenza del proprio legale, per l’inchiesta sui “sonnellini” di pattuglia. Si tratta di Pasquale Berarducci, sindaco di Rocca Pia, che sarà ascoltato dal pm nei prossimi giorni, dopo la chiusura delle indagini preliminari. La Procura, nelle scorse settimane, aveva confermato le accuse per 11 dei 19 poliziotti della stradale, finiti sotto la lente della magistratura, a vario titolo, per truffa ai danni dello Stato, falso, peculato, furto, omissione d’atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio. Oltre a Berarducci, l’avviso di chiusura delle indagini era arrivato anche per Paolo Di Loreto, Alessio Imperatore, Gianni Ranieri, Angelo Tarola, Alfonso Bartoli, Beniamino Del Rosso, Luca Madonna, Franco Perna, Dino Petrella e Vincenzo Fiorentino. Trascorsi i termini stabiliti dalla legge, sul tavolo del sostituto procuratore, Stefano Iafolla, è arrivata solo una richiesta di interrogatorio. Intanto la Procura si sta organizzando per rimettere insieme i file delle intercettazioni ambientali e telefoniche. Si tratta di circa 500 cd che si riferiscono ai tre anni di indagine, dal 2019 al 2022. Alcuni degli agenti indagati hanno chiesto, tramite i propri avvocati, di ascoltare il materiale.
La scorsa settimana l’inchiesta aveva portato all’apertura di un altro fascicolo, a carico degli undici, dopo l’atto intimidatorio nei confronti dell’ex comandante, Luciano Bernardi e dell’ispettore Attilio Di Loreto. I due, che avevano indagato sui colleghi, hanno ricevuto per posta due buste con proiettili 9 per 19, in uso esclusivo alle forze di polizia. All’interno delle buste c’era anche un foglio A4 con la scritta “questo basta”. La Procura aveva perquisito alloggi, uffici e veicoli degli 11 poliziotti, ritenendo che il gesto intimidatorio potrebbe essere finalizzato ad impedire la testimonianza nel processo di Bernardi e Di Loreto. Gli agenti intanto sono pronti a respingere le accuse. Uno di loro nei mesi scorsi aveva a sua volta ricevuto una lettera minatoria per posta. Intanto vanno avanti le indagini degli agenti del commissariato di polizia sulle minacce a Bernardi e Di Loreto, volte a risalire agli autori delle due missive.
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