Strage consumata in pochi istanti Vicentini si è ucciso subito dopo

4 Aprile 2023

Sono continuate fino alla tarda serata le autopsie sull’ex primario, sulla moglie e sui due figli Gli esami preliminari smentiscono che l’urologo abbia vegliato sui familiari prima di togliersi la vita

L’AQUILA. Un altro elemento rafforza l’ipotesi che l’ex primario Carlo Vicentini avesse già pianificato la morte di tutta la sua famiglia. L’urologo 70enne, infatti, avrebbe compiuto la strage in pochi istanti, non fermandosi a vegliare sui corpi di sua moglie Carla Pasqua di 69 anni e dei suoi due figli Massimo di 42 e Alessandra di 36, ma togliendosi la vita subito dopo averli uccisi. «È stata una sequenza senza soluzione di continuità», dicono fonti investigative sulla tragedia di Tempera scoperta venerdì. Questo è quanto emerso dagli esami preliminari, in attesa dell’esito delle autopsie sulla famiglia sterminata nella notte tra mercoledì e giovedì nella villetta all’ingresso della frazione aquilana. Le autopsie, per cui il pm Guido Cocco ha incaricato il medico legale del Gemelli di Roma Fabio De Giorgi, sono cominciate nel primo pomeriggio di ieri e sono continuate fino a tarda serata, alla presenza del consulente Massimo Galassi scelto dall’avvocato dei Vicentini Emilio Bafile.
Un dettaglio, quello dell’arco temporale ridotto per il compimento della strage, che, secondo gli investigatori, avvalora l’ipotesi di un gesto premeditato da parte di una persona in preda a una forte disperazione. Gli altri elementi in tal senso: Vicentini ha detto ai parenti che sarebbe andato nella casa al mare a Tortoreto, ha chiuso fuori al terrazzo il pastore tedesco Ken, ha cercato qualcuno a cui affidare i suoi amati cani da caccia e, soprattutto, in cucina ha lasciato un biglietto – a tratti delirante – in cui ha cercato di giustificarsi per la strage.
Il suo gesto sarebbe conseguenza di una sofferenza psichica, acuita nel momento del pensionamento – avvenuto all’inizio del 2023 – e scoppiata dopo l’aggravarsi delle condizioni del figlio 42enne Massimo, affetto dalla nascita da una grave malattia degenerativa. Secondo gli investigatori, Vicentini ha atteso la notte – e che tutti i familiari dormissero – per compiere la strage. Per prima cosa, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, si è diretto nella stanza in cui dormivano la moglie Carla e il figlio Massimo, uccidendo entrambi con un solo colpo di pistola ciascuno. Colpendo sul volto lui e sul collo lei. A quel punto l’altra figlia, Alessandra (e non Carla come nelle ipotesi iniziali) si è accorta della furia omicida del padre e ha tentato di mettersi in salvo, riparandosi invano dietro a una porta. A lei Vicentini ha sparato due colpi: uno al petto, l’altro al volto. Pochi istanti dopo, quindi, l’ex primario ha rivolto l’arma contro sé stesso.
Che sia stato lui a sparare, con una pistola P38 a tamburo – una delle 13 armi da lui detenute regolarmente, tra cui 11 fucili da caccia – lo ha confermato il tampone che rivela la presenza di polvere da sparo sulle mani. Si è in attesa invece della perizia balistica, affidata al tecnico della Scientifica di Ancona Gaetano Rizza. Dopo l’autopsia, invece, arriverà l’esito degli esami tossicologici per capire se Vicentini fosse sotto l’effetto di sostanze durante la tragedia. Risposte, queste, che non cambieranno la sostanza di quanto accaduto.
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