Strage di Filetto: la lettera al prefetto scritta da una vedova

9 Marzo 2022

Ecco due documenti inediti rintracciati all’Archivio di Stato Dagli atti nuovi elementi sull’eccidio nazista con 17 vittime

L’AQUILA. La storia dell’eccidio nazista di Filetto avvenuto il 7 giugno del 1944 – di cui si è tornati a parlare in questi giorni per il gesto di riconciliazione verso la comunità filettese da parte di un paese della Germania dove ha abitato a lungo Matthias Defregger il capitano della Wehrmacht diventato vescovo nel Dopoguerra e che diede l’ordine del massacro – è nota anche nei suoi tragici dettagli. In particolare ne scrisse in un libro l’ex parroco di Filetto, don Demetrio Gianfrancesco, fautore tra l’altro sin dal 1969 di una riconciliazione con Defregger. In tempi più recenti è stato lo storico Walter Cavalieri a fissare in maniera definitiva quegli accadimenti. Quello che si sa meno è ciò che accadde a Filetto dopo la strage quando il territorio era stato liberato, ma la guerra era ancora in corso. Per questo sono utili due documenti rintracciati nell’Archivio di Stato tra le carte della Prefettura. Il primo è la relazione che un incaricato del Comune dell’Aquila fece il 13 settembre 1944 e nella quale si legge: «La situazione dei naturali di Filetto è veramente penosa, le famiglie alle quali è stata danneggiata la casa vivono nei sotterranei con grave pericolo delle persone dato che sulle volte grava tutto il peso del materiale di crollo causato dal vandalismo (sic) dei tedeschi. È necessario provvedere d’urgenza ai materiali per la riparazione dei tetti. La stagione invernale è prossima e qualora quelle rovine dovessero subire il danno dell’acqua e della neve crollerebbero con grave pericolo per gli abitanti e aumentando di gran lunga il danno subìto da quei naturali i quali durante il sopralluogo si raccomandavano per le loro pietose condizioni. Io ho promesso il vostro autorevole interessamento (del Comune, ndr) affinché i materiali siano subito approntati in modo da non farsi sorprendere dalla cattiva stagione. Per avere un risultato efficace è doveroso non attendere le autorizzazioni superiori che arrivano spesso in ritardo. L’ufficio del Genio civile dovrebbe immediatamente procurare il materiale più urgente: le tegole potrebbero essere recuperate dai fabbricati della caserma del 18° Artiglieria e alle Casermette. Per il legname si potrebbe provvedere anche da parte del Comune dell’Aquila assegnando al taglio uno dei boschi vicini dal quale ricavare travi e tavole. Queste ultime potrebbero essere segate a Onna dove esiste una sega ad acqua».
La testimonianza più sconvolgente è quella di una madre, Esterina D’Alfonso vedova di Domenico Marcocci, una delle 17 vittime dell’eccidio nazista, che il 7 dicembre 1944 scrisse al prefetto: «Come è noto a Vostra Eccellenza il paese di Filetto fu, come si suol dire, messo a ferro e fuoco. Mio marito è stato fucilato insieme ad altri compaesani, tutto il mio bestiame è stato ucciso, la casa completamente svaligiata e poi incendiata. Io sono in mezzo a una strada con tre bambini minorenni e la suocera di 74 anni a carico. Sono stata costretta a dormire in una stalla e la mia salute già precaria per molte malattie, è peggiorata in breve tempo e ora mi trovo ricoverata da circa due mesi all’ospedale San Salvatore. La mia degenza sarà ancora lunga e i miei bambini sono abbandonati alle cure di una povera vecchia anch’essa malata. Di questo non può che risentirne il mio stato fisico e morale. In vista di una prossima uscita dall’ospedale sono preoccupata per dove trovare un rifugio. Ho fatto riparare a mie spese una camera della mia casa sostenendo una spesa, come risulta dal documento allegato, di 1955 lire e prego l’eccellenza vostra affinché si compiaccia volermi rimborsare la somma di cui sopra. La prego anche di volermi rimborsare 950 lire che ho speso per l’acquisto di una cassa funebre per il mio defunto marito. Mi risulta che tale beneficio è stato concesso alle altre famiglie di Filetto che ebbero la disgrazia di perdere i loro cari congiunti barbaramente uccisi dalla soldataglia tedesca. Sono certa che lei, Eccellenza, verrà incontro ai miei desideri ed è superfluo dirle che sono una delle più sventurate di Filetto».
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