Sulmona

Strage di lupi, passati al setaccio 20mila ettari di terreni in affitto

11 Maggio 2026

La Procura continua a battere la pista della mafia dei pascoli dietro lo sterminio di oltre 20 esemplari. L’ipotesi è che la moria di animali, tutti avvelenati, possa in realtà celare intenti intimidatori

SULMONA. Un’area di ventimila ettari di terreno presi in affitto da diversi Comuni. Su questo perimetro si stanno concentrando le indagini della procura della Repubblica di Sulmona che continua a indagare sull’uccisione di 24 animali – di cui 21 lupi – avvenuta nelle scorse settimane tra i territori di Alfedena, Barrea e Pescasseroli che si aggiungono al fronte marsicano di Bisegna e Corcumello. L’ipotesi che prende sempre più piede è che dietro la strage ci sia il tipico meccanismo della mafia dei pascoli, ossia l’interesse criminale a gestire appezzamenti di terreno per ottenere indennizzi e fondi europei a tutto svantaggio della gestione locale e lecita dei pascoli. All’indomani del blitz effettuato dai carabinieri forestali nella sede del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise si è scoperto che il Parco ha preso in affitto ventimila ettari di terreno da vari Comuni per diverse finalità che la Procura sta ora cercando di scoprire.

Non si esclude infatti che la gestione di determinate aree montane possa aver fatto gola proprio alla mafia dei pascoli. Sembrerebbe infatti che, da fuori regione, vi siano stati dei soggetti che abbiano tentato di acquisire alcuni terreni ricevendo il diniego degli amministratori locali. Secondo questa prospettiva, l’episodio potrebbe configurarsi non solo come un atto contro la fauna selvatica, ma anche come un gesto dimostrativo e intimidatorio. I primi a spingere in questa direzione sarebbero stati gli agricoltori locali che conducono le loro aziende nel rispetto delle normative vigenti. Nei giorni scorsi qualche allevatore è stato sentito informalmente dagli inquirenti in ordine al sospetto di un certo interesse per gli indennizzi e gli appezzamenti di terreni della zona.

Qualcosa potrebbe emergere dall’analisi dei documenti acquisiti nei giorni scorsi nella sede del Parco. Uno degli elementi centrali dell’inchiesta riguarda infatti alcune aree agro-pastorali, dove tradizionalmente si sarebbero svolte pratiche illegali note come “pulizie di primavera”: operazioni volte a “bonificare” i terreni montani prima della “monticazione” (il pascolo in alta montagna, ndc) del bestiame, mediante metodi che oggi risultano criminogeni e dannosi per la fauna selvatica. Intanto le analisi tossicologiche eseguite sui campioni prelevati tra i comuni di Pescasseroli e Alfedena hanno identificato con precisione “l’arma del delitto” nei fitofarmaci, ovvero prodotti agricoli di facile reperibilità, ma letali se ingeriti. I veleni sono stati inseriti con cura all’interno di bocconi di carne poi sigillati in sacchetti di plastica, una modalità di confezionamento che non lascia spazio a dubbi sulla natura premeditata del gesto volto a sterminare gli animali.

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