Studenti di tutto il mondo alla scoperta di Amiternum

14 Giugno 2016

Quarta campagna di scavi per capire le trasformazioni della città romana Redi: «Siamo certi che continuò a vivere oltre la data di fondazione dell’Aquila»

L’AQUILA. Arrivano dall’Università dell’Aquila, ma anche da quelle di Padova, Verona, Aosta, Barcellona, Salamanca in Castiglia e Leon, gli studenti che hanno aperto ieri mattina una nuova campagna di scavo nell’antica città romana di Amiternum. I lavori, finanziati dal Comune per un importo complessivo di 25mila euro, saranno diretti congiuntamente dalla cattedra di Archeologia medievale dell’Università del capoluogo e dalla Soprintendenza ai beni culturali. Sotto la lente d’ingrandimento dei ricercatori l’antico Episcopio (sede vescovile) e due chiese di V e VI secolo, a cui dovevano essere annessi i battisteri venuti alla luce durante le precedenti campagne. L’obiettivo, insomma, è capire le trasformazioni della città romana in epoca medievale. Gli ultimi scavi, infatti, hanno portato alla luce una cattedrale longobarda, che doveva essere stata preceduta da altri due luoghi di culto, uno di V e l’altro di VI secolo, costruiti su un’antica domus romana. Una scoperta che ha riscritto la storia dell’antica città, facendo cadere l’ipotesi, sostenuta per anni da diversi storici, che Amiternum fosse stata distrutta nell’alto Medioevo. «Si tratta della quarta campagna di scavo nella zona» spiega il docente di Archeologia medievale dell’Ateneo aquilano, Fabio Redi. «Abbiamo rinvenuto due battisteri, di V e VI secolo con le rispettive fonti battesimali, una chiesa a tre navate, spartite da colonne, probabilmente la cattedrale, di VII secolo e strutture di legno, tra cui un portico che proteggeva 7 o 8 sepolture infantili dell’VIII secolo» continua il docente. «Il corredo delle sepolture, che conservava anche una brocchetta di VII-VIII secolo, ci ha permesso una datazione precisa delle sepolture stesse e delle strutture annesse». Il ritrovamento più importante è rappresentato dalle due strutture semicircolari di legno, costruite per integrare le strutture di pietra. «Testimonia, infatti la fase difficile dell’alto Medioevo in cui le strutture lapidee vennero riadattate in modo surrettizio con strutture di legno» spiega Redi, «ma ci permette anche di stabilire con certezza che la città ha continuato a vivere fino al X secolo. Probabilmente una pausa nella continuità abitativa si ebbe nella prima metà del X secolo legata alle incursioni saracene prima e ungare poi. Ci fu in seguito una ripresa nel XII sec fino alla fase di abbandono definitivo nel 1300-1400». La città ha dunque continuato a vivere oltre la data di fondazione dell’Aquila (1254).

Michela Corridore

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