Studenti, ecco la protesta dei panni sporchi

29 Ottobre 2020

All’ex Campomizzi lavanderie chiuse: sit-in nella residenza universitaria. Appello per registrare le lezioni

L’AQUILA. Decine di studenti, con tanto di mascherine e ben distanziati, cesti pieni di panni sporchi sotto braccio, hanno occupato, con un sit-in, il cortile dell’ex caserma Campomizzi, oggi unica residenza universitaria in città. Una protesta pacifica contro la decisione del direttore della struttura, Luca Valente, di chiudere le tre lavanderie interne alle altrettante palazzine che ospitano la casa dello studente, che si aggiunge all’altra battaglia che gli universitari stanno portando avanti questi giorni: quella per la registrazione delle lezioni on line.
LAVANDERIE. La scelta di chiudere le strutture è volta a garantire la sicurezza, come altre messe in campo da ottobre: tutte le stanze della residenza sono state adibite a singole, sono stati stabiliti i turni per la mensa e l’obbligo di mascherina negli spazi esterni alla propria stanza. «Decisioni tutte comprensibili, tranne quella di chiudere le tre lavanderie, che obbliga gli studenti a mettersi in viaggio per fare il bucato altrove», secondo Matteo Paoletti, rappresentante dell’Unione degli universitari (Udu). «Già il 15 ottobre scorso avevamo scritto al cda e al direttore dell’Adsu una lettera con cui si chiedeva la riapertura delle lavanderie ritenendo più sicuro utilizzare quelle interne, piuttosto che quelle esterne e ritenendo il contributo offerto (150 euro per l’intero anno e soltanto a futuro rimborso) del tutto insufficiente e tardivo». REGISTRAZIONE LEZIONI. Nel primo giorno di ritorno alla didattica a distanza, gli studenti sono anche tornati a chiedere che vengano registrate le lezioni erogate on line, per aggirare le problematiche che questo tipo di insegnamento può portare, problematiche legate in primis alla connessione. «Sia i docenti che gli studenti potrebbero avere problemi (dalla connessione, all’assenza di corrente) che ostacolano la fruizione delle lezioni. Spesso nelle stesse abitazioni si sovrappongono esigenze diverse, dallo smart working, alla scuola on line di fratelli o sorelle, fino alle lezioni universitarie», spiega Paoletti. «Tale misura è per noi garanzia di diritto allo studio, essendo la didattica, in questo momento di emergenza nazionale e globale, unicamente erogata attraverso la rete». La richiesta ha diviso i docenti e sembra non piacere a tutti. «Ci auguriamo che la questione possa risolversi nel giro di qualche giorno», conclude il rappresentante degli universitari. «D’altra parte la nostra richiesta era stata portata all’attenzione del rettore già a marzo scorso».