«Subito il Comitato per salvare il tribunale»

6 Gennaio 2022

Il presidente dell’Ordine dei commercialisti: la classe politica rompa gli indugi, è ora di unire le forze

AVEZZANO. Un Comitato per sostenere la battaglia contro la chiusura dei tribunali, al fianco degli avvocati. È quanto propone Valerio Dell’Olio, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti di Avezzano, che si dice «vicino alla protesta» che in queste ore sta diventando più graffiante.
«La classe politica che ci rappresenta», ha sottolineato Dell’Olio, «ha il dovere di rompere gli indugi, di trovare maggiore coraggio e porre con forza la questione, di valutare gli effetti disastrosi della chiusura. È importante però capire che è necessaria una sinergia di forze, classe dirigente, rappresentanze sociali, ordini professionali, associazioni di categoria, sindacati, affinché una sola voce, forte e chiara arrivi alle coscienze di chi, sottovalutando le molteplici sfaccettature del problema, decide di sopprimere un tribunale, come se fosse solo un fatto di numeri per far quadrare i conti».
Tutti devono impegnarsi per frenare questo taglio indiscriminato sulla giustizia. Per questo, secondo il presidente Dell’Olio, da sempre in prima linea a difesa del Palazzo di giustizia di via Corradini, il problema di una eventuale chiusura del tribunale, sempre più probabile con il passare delle settimane, «non è solo di qualcuno, ma di tutta la Marsica. E per dare forza alla battaglia serve un coinvolgimento ampio. Per questo motivo mi auguro che si possa ridar vita a un Comitato di salvaguardia del tribunale di Avezzano, più volte annunciato e mai effettivamente realizzato, che coinvolga le realtà sociali, professionali ed economiche del territorio, guidato da una personalità unanimemente riconosciuta al di sopra delle parti e capace di aggregare le forze in campo».
Un altro effetto negativo che si produrrà e che rappresenterà in caso di chiusura un ulteriore disequilibrio politico-economico riguarda l’aspetto geografico.
«Si avranno i tribunali di Teramo, Chieti e Pescara», ha spiegato Dell’Olio, «tutti praticamente sulla costa e gli ultimi due distanti tra loro meno di dieci chilometri. Dall’altra parte quello dell’Aquila servirà un territorio montuoso pari alla metà dell’area dell’Abruzzo e accorperà anche i tribunali di Sulmona ed Avezzano».
A chiamare in causa tutte le altre realtà che, oltre agli avvocati, subiranno un danno importante da una eventuale chiusura, è l’avvocato Augusto D’Amico.
«Anche magistrati, periti medici, geometri, ingegneri, commercialisti che operano come Ctu in tribunale, la gente comune che dovrà presentarsi in aula, i lavoratori pendolari: tutti avranno difficoltà a raggiungere L’Aquila per disservizi autostradali noti a tutti», sottolinea il legale.
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