Sul palco senza gli strumenti musicali

24 Luglio 2015

Protesta silenziosa dei componenti dell’orchestra sinfonica abruzzese: in gioco posti di lavoro e prestigio culturale

L’AQUILA. Seduti ai loro posti, sul palco del Ridotto del Teatro Comunale. Ma senza strumenti tra le mani. Un concerto muto, quello inscenato dai musicisti dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese, il cui destino è appeso alle decisioni del consiglio regionale. Non si tratta solo di perdere 60 posti di lavoro. In gioco c’è un prestigioso ente culturale, fondato nel 1970 proprio su iniziativa della Regione, che è stato costretto a cancellare la stagione concertistica estiva e rischia di scomparire per sempre. I tagli ai finanziamenti, iniziati drasticamente all’indomani del terremoto, sono culminati quest’anno con il mancato contributo di 800mila euro: un buco enorme, se sommato al milione e 400mila euro provenienti dal Fus, il fondo unico per lo spettacolo, legati a doppio filo ai fondi regionali. I dipendenti dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese sono senza stipendio dal mese di marzo: hanno tirato avanti, senza interrompere l’attività programmata, per spirito di dovere, amore per la musica e per non deludere le aspettative del pubblico abruzzese, italiano e straniero. «Stiamo ricevendo attestati di stima e solidarietà dall’Italia e dall’estero» ha spiegato Mauro Pinelli, delle Rsu «ma ormai la situazione non è più gestibile. Il Cda ha deciso di sospendere dal 2 agosto tutti i concerti già in cartellone. L’ente non è più in grado di rispettare gli impegni assunti con il territorio. La Regione ha inspiegabilmente iniziato a ridurre sistematicamente i suoi contributi a partire dal 2009, nonostante da Roma avessero invece bloccato i tagli, viste le condizioni in cui ci siamo trovati ad operare dopo il sisma. Nel 2014» ha sottolineato Pinelli «abbiamo toccato il fondo: zero soldi. Il contributo statale è stato prorogato fino al 2017, ma senza la quota regionale, non avremo più i requisiti per attingere al Fus. E la nostra parte sarà ridistribuita». L’Osa è una delle 12 orchestre regionali riconosciute dallo Stato: in tutto il centro Sud ce ne sono solo 3 (oltre a quella abruzzese, la Sinfonica Siciliana e quella di Bari). La desertificazione della cultura, nel Mezzogiorno, stride con la situazione del Nord: a Milano, ad esempio, è già stata fondata la seconda orchestra regionale. I musicisti dell’Isa sono per la maggior parte abruzzesi e provengono da tutte le quattro province: l’ente rappresenta un approdo, per i diplomati sfornati dai tre conservatori regionali. Il grido d’allarme lanciato, raccolto anche a livello mediatico, ha smosso le acque: la giunta regionale starebbe preparando una variazione di bilancio, che assegna all’Isa gli 800mila euro, divisi in due tranches, che deve però essere approvata dal consiglio regionale. «I tempi sono molto stretti» ha affermato il segretario regionale della Slc-Cgil Marilena Scimia «e per questo rivolgiamo un appello a tutti i consiglieri regionali, che potrebbero far passare la variazione già nella seduta del 28 luglio. L’Isa è un patrimonio dell’intera regione, non si sta facendo un regalo solo all’Aquila, come qualcuno ha paventato. Se viene cancellata, non potrà più essere ricostituita. E avrà perso l'Abruzzo».

Romana Scopano