Sul parco urbano di piazza d’Armi sì del Tar all’appalto

16 Febbraio 2016

L’AQUILA. Il programma per la realizzazione del parco urbano di Piazza d’Armi può proseguire. Lo ha deciso la sezione dell’Aquila del Tar Abruzzo, che ha respinto il ricorso presentato da un...

L’AQUILA. Il programma per la realizzazione del parco urbano di Piazza d’Armi può proseguire. Lo ha deciso la sezione dell’Aquila del Tar Abruzzo, che ha respinto il ricorso presentato da un raggruppamento temporaneo d’imprese capeggiato da Iteco srl contro il Comune e la Rialto Costruzioni spa. La Iteco e le altre imprese si erano rivolte al Tar per chiedere l’annullamento degli atti della commissione aggiudicatrice che lo scorso 16 settembre le aveva escluse dalla procedura aperta per l’affidamento della progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di realizzazione del parco urbano che sorgerà in Piazza d’armi. La commissione aggiudicatrice aveva escluso le società ricorrenti poiché non riteneva dimostrato, da parte del progettista incaricato, il possesso di un requisito tecnico ritenuto fondamentale: quello relativo al numero medio dei dipendenti dell’ultimo triennio. Questo requisito, si legge nella sentenza del Tar, sarebbe stato comprovato esclusivamente con un’autocertificazione «invece che con documenti idonei come richiesto dalla legge». In precedenza il Tar aveva già respinto anche la richiesta di sospensiva. «Come già rilevato da questo Tribunale in sede cautelare» si legge ancora nella sentenza «mentre nella fase di presentazione delle domande di partecipazione e delle offerte, è consentito, per ragioni di speditezza del procedimento, il ricorso alle autocertificazioni, nella fase di verifica del possesso dei requisiti è invece necessario che i concorrenti forniscano la documentazione probatoria vera e propria, proveniente da enti pubblici e privati, non essendo più sufficiente l’autocertificazione. Si deve quindi ritenere che non sia stata fornita la prova atta a confermare la sussistenza dei suddetti requisiti». La Iteco e le altre imprese dovranno anche pagare le spese di lite, fissate in 2500 euro.

Angela Baglioni

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