«Sull’argomento si esprima il consiglio»

Nezir: rappresento l’intera comunità straniera a prescindere dalle mie convinzioni religiose
A poche ore dall’insediamento del nuovo Consiglio Comunale, mi ritrovo coinvolto, mio malgrado, in una polemica particolarmente complessa di cui non mi sento assolutamente responsabile e in merito alla quale non intendo assumere il ruolo di “strumento”. Mi riferisco alla polemica scaturita dal titolo di un articolo apparso sul “Centro” in riferimento all’esposizione del crocifisso nell’aula Consigliare. Affermare che il crocifisso possa piacere ai musulmani è una libera interpretazione dell’estensore di quell’articolo, che potrebbe anche trovare conferme storiche e culturali dal momento che il così detto “mondo musulmano” è vasto e variegato, ma io non ne posso dare conferma o smentita, non avendo la presunzione di affermare la sua totale conoscenza, esattamente come vasto e variegato è il così detto mondo cristiano, composto da tante confessioni, riti e interpretazioni teologiche. La questione sull’uso o meno del crocifisso ha origini antiche e non nasce per ingerenze esterne del mondo musulmano. La lotta iconoclasta comincia all’interno del mondo cristiano ai tempi dell’impero bizantino. Oggi quegli stessi simboli sono messi in discussione, non per affermare una particolare visione religiosa, ma in ossequio ad una particolare interpretazione del Principio di laicità dello Stato, che credo abbia la sua ragion d’essere nella tutela più forte della libertà di religione e non nella sua negazione. Lasciatemi ribadire una cosa, in qualità di consigliere aggiunto, rappresento l’intera comunità degli stranieri non comunitari residenti in città e quindi, a prescindere dalle mie intime convinzioni religiose, devo rappresentarli tutti, che siano sunniti o sciiti, cattolici o cristiano-maroniti, che aderiscano alla religione Sikh, Indù o animista. Poi, a livello privato credo nell’Islam e cerco di essere un bravo credente, così come cerco di essere un buon cittadino che rispetta le Leggi, le regole, gli usi e i costumi del Paese in cui vive che gli ha dato una nuova opportunità. Io sono nato in Kosovo 35 anni fa e purtroppo ho conosciuto sulla mia pelle il dolore della discriminazione etnica e religiosa, la ferocia della repressione e la crudeltà della guerra fratricida. Il mondo è già sconvolto da troppe guerre, perché continuare a dividerci alimentando nuove divisioni e inutili polemiche? Se si vuole risolvere il problema del crocifisso nell’aula consiliare non credo sia corretto giocare sul ruolo o sulle personali convinzioni religiose del consigliere straniero. Non sarebbe forse più corretto lasciare che la rappresentanza aquilana in Consiglio possa esprimersi in merito, secondo le regole democratiche che tutti siamo tenuti a rispettare, piuttosto che continuare a nascondersi in un intricato gioco di specchi? Qualcuno ha detto che la verità rende liberi, ma è anche vero che la coerenza distingue gli uomini.
*(cons. comunale straniero)

