Sulmona, saluti nazisti in classe: la scuola chiama il superstite della Shoah

La preside invita nell’istituto Sami Modiano, sopravvissuto al lager di Auschwitz
SULMONA. La preside del Liceo Vico, Caterina Fantuzzi, si sta organizzando per dare una “lezione” alla classe dei cinque studenti che hanno postato video e foto con il saluto romano e la bandiera nazista. Per questo la dirigente, dopo aver aperto il procedimento disciplinare, ha chiamato Sami Modiano, superstite di Auschwitz-Birkenauz, già amico del liceo Vico. Più che disciplinare la lezione sarà storica con la Fantauzzi che richiama il testimone dell'olocausto.
CHI È MODIANO
Novantasei anni, ma ancora lucidissimo, Sami Modiano è attivo testimone della Shoah. Da anni porta nelle scuole i segni indelebile della sua tragica esperienza. Già nel 2018 aveva incontrato gli studenti del liceo Vico, raccontando il periodo in cui vennero emanate le leggi razziale. «Prima mi dissero che non potevo più andare a scuola», aveva spiegato, «avevo appena otto anni e volevo studiare, mi piaceva. Ma non mi fu più permesso». Poi il ricordo prepotente del rastrellamento fatto con l’inganno e del viaggio da incubo che per sette giorni lo vide ammassato con altre duemiladuecento persone, ebrei, su quattro navi cargo. «Dopo aver sequestrato i capifamiglia, ci dissero che dovevamo presentarci in caserma, perché la patria aveva bisogno di noi», aveva detto Sami agli studenti. Qualche giorno fa, dopo aver saputo quanto accaduto, aveva espresso vicinanza all'altra parte della popolazione scolastica che non ha nulla a che vedere con il gioco della svastica. «La sensibilità dei tanti ragazzi non può essere oscurata dai pochi protagonisti di questo triste episodio», ha esordito Modiano chiamato dalla dirigente per raccontare la sua storia alle nuove generazioni.
NON CHIAMATELA RAGAZZATA
Che quella foto postata su TikTok e rimossa nel giro di qualche ora non sia un gioco ne sono consapevoli anche gli studenti. «Il nazismo non è un simbolo vuoto o una provocazione qualsiasi: è la memoria di milioni di persone private della propria dignità e della propria umanità. Per questo vederlo comparire, anche solo come “scherzo”, fa male. Fa male perché colpisce i valori su cui dovrebbe reggersi una scuola: rispetto, inclusione, libertà», scrive la rappresentante, Giulia Finocchio, «le parole restano, le immagini feriscono, i gesti parlano per noi. Come studenti sentiamo la responsabilità di dire che non vogliamo che la nostra scuola sia associata all’odio o all’indifferenza. Oggi, come comunità studentesca, scegliamo di prendere posizione non con rabbia, ma con maturità. Scegliamo il rispetto al posto dell’odio, la memoria al posto dell’ignoranza, la responsabilità al posto della leggerezza».
PROCEDIMENTO APERTO
La dirigente scolastica del liceo Vico, Caterina Fantauzzi, ha avviato intanto l’iter disciplinare che coinvolge l’intera classe terza protagonista della vicenda del saluto romano e della svastica comparsa in una foto poi finita sui social. La decisione riguarda tutti i sedici studenti presenti al momento dello scatto e non soltanto i cinque ragazzi iscritti nel registro degli indagati dalla Procura del tribunale per i minorenni dell’Aquila con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi razzisti. Da ieri la preside ha avviato incontri a porte chiuse con studenti, genitori e docenti per ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti prima di riunire gli organi collegiali e valutare le eventuali sanzioni. In base al nuovo regolamento d’istituto, tra i provvedimenti possibili figura anche l’attivazione di lavori e attività di comunità su temi specifici.
L’INCHIESTA
Sul fronte giudiziario, intanto, prende corpo l’ipotesi che dietro il video e la foto a sfondo nazifascista possa esserci stata una “challenge”, una sfida social lanciata per mettersi alla prova davanti al gruppo. È una delle piste al vaglio degli inquirenti. I cinque studenti, assistiti dagli avvocati Giovanni Mastrogiovanni, Alberto Paolini e Mario Iacovone, hanno affidato ai legali la propria versione dei fatti, dichiarandosi amareggiati per la risonanza mediatica dell’episodio. «Ho sbagliato. È stata una vigliaccata. Però dovevo farlo, altrimenti non mi facevano rimanere nel gruppo», avrebbe detto uno dei diciassettenni durante la perquisizione eseguita dai carabinieri della compagnia di Sulmona su decreto del procuratore David Mancini. I militari hanno sequestrato telefoni cellulari e computer per risalire al video e alla foto pubblicati su TikTok e poi rimossi nel giro di poche ore. L’obiettivo è ricostruire la catena di invio e condivisione del materiale e verificare eventuali ulteriori responsabilità. I fatti risalgono al 31 gennaio, giornata dedicata dalla scuola all’approfondimento del Giorno della Memoria. Secondo l’accusa, due studenti avrebbero eseguito il saluto fascista, una terza persona avrebbe esposto una bandiera nazista e altri compagni avrebbero collaborato alla realizzazione del video. Il “reel” sarebbe stato cancellato rapidamente, ma non prima di essere segnalato all’autorità giudiziaria. Il fascicolo è stato aperto il 2 febbraio, mentre le perquisizioni sono scattate nei giorni scorsi. Ora la vicenda si muove su un doppio binario: quello penale e quello scolastico, con l’obiettivo di accertare responsabilità e valutare le conseguenze disciplinari all’interno dell’istituto.

