Supermercato fantasma Non fu colpa della Coop
L’AQUILA. Si chiude dopo quasi vent’anni una vicenda che all’epoca (inizio del terzo millennio) fece parlare molto e spaccò la politica cittadina. Una sentenza della Cassazione pubblicata due giorni...
L’AQUILA. Si chiude dopo quasi vent’anni una vicenda che all’epoca (inizio del terzo millennio) fece parlare molto e spaccò la politica cittadina. Una sentenza della Cassazione pubblicata due giorni fa stabilisce che la Coop Centro Italia non ebbe colpa se non riuscì a realizzare nel 2001-2002 un supermercato in località Sant’Antonio (dove oggi c’è il progetto Case).
La decisione dei giudici riguarda un aspetto tecnico. Infatti dopo la mancata costruzione dell’Iper, tra la Coop e la ditta che doveva fare i lavori “ballava” una caparra da due miliardi di vecchie lire (circa un milione di euro). Se la Coop avesse avuto “responsabilità” diretta nella non edificazione del supermercato quella caparra sarebbe finita alla ditta con la quale era stato stipulato un contratto preliminare di appalto del valore di circa 59 miliardi di vecchie lire (un po’ meno di 30 milioni di euro). Il contratto aveva però delle “clausole” e una era che tutto era legato al via libera all’operazione da parte del Comune. Ed è su questo passaggio che si scatenò il finimondo. Nel 2001 alla guida del Comune c’era una maggioranza di centrodestra (sindaco Biagio Tempesta) che, anche se non tutta, era favorevole all’iniziativa della Coop. Dall’altra parte c’era la minoranza di centrosinistra (con forte presenza dei consiglieri Ds) che fece una battaglia campale contro il supermercato (l’allora e attuale consigliere comunale Giustino Masciocco ricorda molto bene gli scontri, le assemblee, i confronti e le polemiche feroci).
Una battaglia che però non era certo contro la Coop ma, come afferma ancora oggi Masciocco «per il rispetto delle norme». Era accaduto che la Coop Centro Italia aveva acquistato in località Sant’Antonio un vasto appezzamento di terreno per circa 10 miliardi di vecchie lire (più o meno 5 milioni di euro). L’area era però destinata dal Piano regolatore del 1979 a “strutture sanitarie” per cui ci voleva la variazione di destinazione d’uso in commerciale, di competenza del consiglio comunale. Ma non solo. Sembra che nel progetto ci fossero questioni complesse di viabilità e parcheggi tanto che l’allora dirigente dei vigili urbani espresse parere negativo. I giudici della Cassazione, confermando la sentenza di Appello, danno atto che la Coop fece tutto il possibile per avere il via libera alla costruzione dell’Iper, ma gli ostacoli furono insuperabili e il Comune alla fine archiviò la pratica. «Poiché il progetto planovolumetrico», si legge in sentenza, «non era stato approvato, era divenuta impossibile la realizzazione del centro commerciale e, dunque, anche l’adempimento del contratto di appalto per causa non imputabile alla Coop». Ma non è finita qui. Della vicenda si è tornati a parlare dopo il terremoto del 2009. Coop Centro Italia, anche tenuto conto dell’inagibilità di altre sue sedi in città (con conseguente rischio di perdita di posti di lavoro) rilanciò l’idea del supermercato a Sant’Antonio. L’area però fu espropriata dalla Protezione civile per farci uno dei 19 Piani Case. Anche il quel caso ci furono aspre polemiche. La Coop annunciò che avrebbe lasciato la città e scrisse una lettera al sindaco Massimo Cialente e al commissario per l’emergenza Guido Bertolaso di questo tenore: «In seguito al sisma la Coop ha registrato l’inagibilità di due supermercati con la conseguente cassa integrazione per 90 lavoratori, a fine aprile 2009 abbiamo presentato domanda per la realizzazione a Sant’Antonio di un supermercato che accorpasse le due superfici inagibili, rendendoci disponibili a realizzare le urbanizzazioni, ma ad oggi non abbiamo avuto alcuna risposta». Ma non ci fu nulla da fare. Insorsero i sindacati a difesa dei posti di lavoro e sui giornali se ne parlò per qualche settimana. Alla fine la Coop non ha lasciato la città, probabilmente con l’esproprio ha riavuto la somma spesa per l’acquisto dell’area. Altre sedi sono state aperte sul territorio. Tutto è bene quel che finisce bene.
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