Tagliacozzo, si scava nel passato del killer

14 Settembre 2015

Catalano vantava amicizie con la Banda della Magliana. La pistola ha già sparato contro una casa della Piccola Svizzera?

TAGLIACOZZO. La pistola e il fucile di Catalano avevano già sparato? Sulle armi ritrovate in un villino disabitato della Piccola Svizzera, località turistica di Tagliacozzo, puntano le indagini dei carabinieri del Ris. Anni fa un colpo di arma da fuoco venne sparato contro la casa di un rappresentante del Consorzio della Piccola Svizzera e ora sarà compito dei reparti scientifici dei carabinieri stabilire se ci sono dei collegamenti con quell’episodio.

Questa mattina è atteso l’interrogatorio di Pietro Catalano, 47 anni, buttafuori romano che vive a Tagliacozzo. Per i carabinieri è lui l’assassino di Marco Callegari, 46enne, anch’egli residente alla Piccola Svizzera, non lontano dalla casa di Catalano. Callegari era molto conosciuto come buttafuori dei locali della Marsica e come ex pugile. L’arma del delitto è stata rintracciata grazie a una meticolosa indagine dei militari al comando del capitano della compagnia di Tagliacozzo, Edoardo Commandè. A portare i carabinieri nel villino è stato il fratello minorenne della compagna di Catalano. La ricostruzione di tutto il pomeriggio di follia, fatta dai militari coordinati dal colonnello Giuseppe Donnarumma, è stata possibile con i filmati della videosorveglianza installata dal Consorzio della Piccola Svizzera. Telecamere volute dai residenti anche dopo i continui furti messi a segno negli ultimi anni. Diverse anche le telecamere che si trovano all’interno dell’abitazione di Catalano, che lo hanno ripreso mentre rientrava in casa, ricoperto di sangue. Si vede in compagnia dei suoi tre figli piccoli. Secondo i testimoni, all’appuntamento con Callegari, erano stati nascosti dietro a un cassonetto. In casa Catalano apre la cassaforte prende un fucile e una pistola e li infila in un sacco che poi passa nelle mani del 14enne che va a nasconderlo nel villino. Si toglie i vestiti di dosso e li mette in lavatrice. Le armi sono un fucile a canne mozze e una pistola antica, da collezione. Hanno la matricola abrasa. Catalano ha una lunga lista di precedenti e per questo non poteva detenere armi.

Come è entrato in possesso dell’arma? Il 47enne viveva abusivamente in una villa che era stata sequestrata a un boss della Banda della Magliana. In diverse occasioni si era vantato di avere amicizie con vecchi componenti della famigerata organizzazione criminale che ha terrorizzato Roma tra gli anni Settanta e Ottanta. Catalano, che si era rifiutato di uscire da quella casa, come gli era stato intimato dal sindaco, aveva chiesto consigli al prefetto Francesco Alecci per gestire la situazione, visto che c’erano dei minori. Quando vennero messi i cancelli che presupponevano l’utilizzo di un badge diede di matto e picchiò selvaggiamente un amministratore del Consorzio che poi presentò una denuncia. A breve distanza dall’episodio fu sparato un colpo d’arma da fuoco contro la casa dell’amministratore.

Continuano le indagini anche sulla rissa che ha anticipato l’omicidio. I carabinieri sono convinti che si sia trattato di una spedizione punitiva. Risultano indagati per concorso in omicidio volontario: B.A.M., 29enne, I.H. (33), assistiti dall’avvocato Antonio Pascale; I.B.S. (32), difeso dall’avvocato Andrea Tinarelli e I.I.R. (30), difeso dall’avvocato Sonia Giallonardo. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Su disposizione del pm Vincenzo Barbieri sono stati denunciati. Sono stati riconosciuti da S.C., amico di Callegari, con lui quel pomeriggio. S.C. è assistito dagli avvocati Luca e Pasquale Motta.

Magda Tirabassi

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