Taglieri: questa città ha idee e potenziale

L’AQUILA. Sulla candidatura dell’Aquila punta forte la Fondazione Carispaq. Come conferma Domenico Taglieri, presidente. Taglieri, perché scegliere L’Aquila?«La città sta vivendo, in questi anni di...
L’AQUILA. Sulla candidatura dell’Aquila punta forte la Fondazione Carispaq. Come conferma Domenico Taglieri, presidente.
Taglieri, perché scegliere L’Aquila?
«La città sta vivendo, in questi anni di ricostruzione post sisma, una fase di rigenerazione fondamentale per il suo futuro. Un riconoscimento così importante rappresenterebbe un’occasione unica per consolidare l’immagine del territorio, mettendo in luce le sue peculiarità e unicità. La candidatura ha fatto emergere un grande potenziale di idee, processi e capacità. Questa importante occasione rappresenta un momento utile a favorire processi di riqualificazione urbana, a promuovere la cooperazione tra operatori culturali e turistici e la partecipazione attiva degli abitanti del suo territorio. La Fondazione Carispaq ha garantito fin dall’inizio il suo apporto al lavoro che il Comitato e l’amministrazione comunale, con grande dedizione e professionalità, hanno compiuto. Il nostro impegno continuerà a sostegno dell’iniziativa come partner fattivi nella realizzazione del programma di eventi che continua per l’intero anno e che si articola di proposte volte a mostrare in L’Aquila una città forte nella sua identità e al contempo aperta al mondo».
La Fondazione Carispaq che tipo di ruolo potrà avere?
«La cultura rappresenta per la Fondazione Carispaq un settore prioritario di intervento. Da oltre 25 anni investiamo nei beni e nelle attività culturali. Crediamo che per L’Aquila Capitale della cultura sia indispensabile la collaborazione e l’apporto di tutti. La Fondazione garantirà il suo supporto, come è stato già fatto per altre importanti iniziative che hanno visto protagonista la provincia aquilana, mettendo a disposizione idee e progettualità. Accanto a progetti propri, pensiamo di strutturare anche un bando specifico che sostenga ulteriormente gli eventi culturali di L’Aquila Capitale italiana della cultura. La Fondazione interpreta il ruolo, non secondario, di catalizzatore di energie, intelligenze e creatività sull’intero territorio provinciale».
Secondo lei qual è il punto forte che può portare al successo L’Aquila?
«La città ha molti elementi che la rendono adatta a rappresentare la candidatura. L’Aquila, pur ferita nel passato da tragedie e sofferenza, è stata capace di grandi riscatti. Profondamente colpita nella morfologia e nella socialità dal terremoto del 2009, è riuscita ad avviare un processo di rigenerazione urbana unico e peculiare, che non si è fermato con la pandemia in atto. Anzi, in risposta a essa, ha adattato velocemente alcune modalità, creando un vero e proprio modello. Questo modello pone al centro la cultura quale motore capace di intercettare e restituire il senso di identità cittadina in una fondamentale prospettiva di rinnovamento. Nell’ultimo anno il riconoscimento importante da parte dell’Unesco, che ha voluto inserire nella lista di Patrimonio immateriale dell’umanità ben tre peculiarità del nostro territorio, quali la Perdonanza celestiniana, la transumanza e l’alpinismo, ha evidenziato la posizione centrale della città su tre aree tematiche che coesistono in uno stesso territorio».

