Tante piccole scosse e molta paura

28 Gennaio 2017

Epicentro a Coppito. Il sismologo Del Pinto mette in guardia su Monte Pettino

L’AQUILA. Una serie di piccole scosse, una dietro l’altra. Terremoti accompagnati da boati, di magnitudo limitata, tra 1.5 e 2.5, registrati la notte tra giovedì e venerdì nella zona di Coppito, con epicentro sotto l’ospedale San Salvatore, e alle pendici del monte Pettino. Alle 15,20 di ieri, la scossa più forte, di magnitudo 3.4, vicino a Campotosto, a una profondità di 12 chilometri.

Terremoti avvertiti distintamente all’Aquila e nelle zone limitrofe. Una decina le scosse rilevate dall’Ingv: poco prima della mezzanotte la prima, di magnitudo 2.3, poi una lunga e ininterrotta sequenza per terminare con quella delle 5 e 44 di mattina. Ancora una magnitudo 2.3 ed epicentro a 10 chilometri di profondità, proprio sotto la facoltà di Scienze dell’Università dell’Aquila e l’ospedale di Coppito. Tra gli aquilani, che hanno trascorso un’altra notte in bianco, è esploso un effetto psicosi immediato. In molti sono tornati a dormire nei centri di accoglienza allestiti nelle diverse frazioni. La paura, mai sopita dal 2009, è tornata a farsi sentire e si è riversata con prepotenza sui social, amplificata da post su facebook come quello del sismologo, Christian Del Pinto, che avverte: «La faglia di Monte Pettino, identificata come la principale responsabile dell’evoluzione del bacino di L’Aquila, secondo alcuni lavori (Blumetti, 1995; Galadini et al., 1996) avrebbe concorso, simultaneamente alla faglia di Monte Marino di Pizzoli, all’evento sismico del 2 febbraio 1703. Mediante misure di microzonazione, si è potuta determinare la distribuzione ipocentrale degli eventi ad essa associata, con terremoti superficiali localizzati tra gli 8 e i 12 Km di profondità».

«Una nuova attività sismica in quell’area», prosegue Del Pinto, «è tutt’altro che da sottovalutare – e ciò non vuol dire che certamente possa, a breve, rilasciare un evento importante – nonostante ci sia», scrive Del Pinto, «chi continua a dire che le faglie dell’Aquilano hanno scaricato. È la stessa cosa che dissero anche dopo il terremoto del 2009».(m.p.)

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