«Tante professionalità lasciano LFoundry»

8 Luglio 2021

La Fiom-Cgil lancia un appello al governo: questa realtà va presa sotto l’ala protettrice dello Stato

AVEZZANO. La Fiom-Cgil lancia un appello al governo: LFoundry sta perdendo le migliori menti, fate qualcosa. L’azienda più grande del territorio negli ultimi mesi è stata protagonista prima di un cambio radicale della turnazione di lavoro – passata da “quattro più quattro” (4 giorni di lavoro e 4 di riposo) a “due più tre” (2 giorni di lavoro e 3 di riposo con turni da 12 ore) – e poi dalla cessione di un ramo d’azienda alla tedesca Sparc Eu.
Passaggi storici nei quali, però, secondo la Fiom-Cgil, non si ravvede una prospettiva per il futuro dei 1.400 dipendenti. «Nelle ultime settimane, la stampa, non solo quella specializzata, si sta occupando del problema della carenza di dispositivi elettronici a semiconduttore per impieghi automotive», hanno spiegato dalla segreteria provinciale, guidata da Elvira De Sanctis, «questo fenomeno, infatti, ha comportato il fermo di diverse linee di produzione in varie aziende nel mondo in quanto, oramai, sulle automobili, di questi dispositivi ne vengono impiegati a centinaia. I produttori in giro per il mondo hanno reagito nel modo più ovvio, accelerando laddove già in essere o partendo da zero, in entrambi i casi con lo stesso obiettivo: aumentare o acquisire del tutto capacità produttiva in breve tempo, possibilmente in casa».
Il rinnovato interesse verso il settore della microelettronica e la riscoperta delle caratteristiche di questo mondo produttivo hanno fatto balzare agli occhi di tutti secondo la Fiom «quanto importante e strategico per un Paese possa essere avere un produttore in casa. È con queste premesse che torniamo a sottolineare la criticità della nostra situazione: destinati a uscire dal mercato automotive con prodotti di pregio per entrare in quello generale di dispositivi la cui penetrazione nel mercato si gioca esclusivamente sui costi di produzione. Alla luce degli strumenti a disposizione e invocando la strategicità del settore in cui lo stabilimento di Avezzano opera, riteniamo che ci siano tutte le condizioni affinché anche questa realtà debba essere presa sotto l’ala protettrice dello Stato, soprattutto allo scopo di conservare i numeri e le professionalità che, in questi ultimi mesi in particolare, stanno lasciando il sito marsicano senza alcun tentativo della proprietà di trattenerle». (e.b.)
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