Tar, rispunta il via libera alla Centrale a biomasse

30 Luglio 2017

L’AQUILA. La centrale a biomasse di Bazzano si può fare. Lo ha deciso il Tar Abruzzo (prima sezione), che con una sentenza pubblicata lo scorso 24 luglio ha accolto il ricorso proposto da Ma&D Power...

L’AQUILA. La centrale a biomasse di Bazzano si può fare. Lo ha deciso il Tar Abruzzo (prima sezione), che con una sentenza pubblicata lo scorso 24 luglio ha accolto il ricorso proposto da Ma&D Power Engineering S.r.l., e Futuris Aquilana srl, rispettivamente, la società titolare del progetto e quella che lo aveva in seguito acquisito. Attraverso i legali, gli avvocati Aldo Travi e Maurizio Rencricca, la Ma&D Power e la Futuris Aquilana avevano presentato un ricorso contro il Comune dell’Aquila (assistito dall’avvocato Domenico de Nardis) per l’annullamento della nota con la quale, nel 2015, l’amministrazione aveva stabilito che il progetto per la realizzazione dell’impianto alimentato a biomasse non fosse più conforme alle prescrizioni contenute nel piano stralcio per la difesa dalle alluvioni, alla luce delle modifiche sopraggiunte allo strumento di pianificazione territoriale. In sede di riesame del progetto, infatti, il Comune aveva stabilito che l’area dove dovrebbe sorgere l’impianto è caratterizzata da una pericolosità moderata di rischio esondazione. La centrale, autorizzata nel 2010, era già passata attraverso la lente dei giudici amministrativi a seguito dei ricorsi presentati dai comitati civici che si opponevano al progetto. Nel 2015, tuttavia, il Consiglio di Stato, definitivamente pronunciandosi sul ricorso dei comitati, lo aveva già respinto. A far scattare le nuove censure del Comune il fatto che in una zona classificata a moderata pericolosità idraulica, si volesse realizzare «un vano interrato per lo stoccaggio delle biomasse a meno di 5 metri dal piano di campagna». Davanti al Tar le società hanno sostenuto l’illegittimità della nota comunale, non potendosi considerare come “piano” la vasca a biomasse. Oltretutto, la sentenza del Consiglio di Stato, passata in giudicato, secondo le ricorrenti, aveva già risolto «la medesima questione oggetto del presente giudizio». Con un unico motivo di ricorso, le società hanno spiegato che «la vasca per la raccolta della biomassa non configurerebbe alcun piano, il quale, in edilizia sarebbe caratterizzato da un volume dotato di un basamento e di un soffitto che lo separa da un piano sovrastante e comunque sarebbe costituito da locali destinati alla presenza di persone. Al contrario, nella vasca per la raccolta della biomassa non è prevista la presenza di persone e non è previsto neppure che i relativi spazi possano essere raggiunti da persone; non è previsto alcun impianto (idraulico, elettrico, di telecomunicazione); le stesse pareti della vasca sono verticali e non sono previste scale d’accesso; al di sopra della vasca interrata per la raccolta della biomassa non vi è alcuna copertura, e vi è semplicemente l’involucro che sostiene il carro-ponte». I giudici, in conclusione, «preso atto del fatto che il vano realizzato non è un piano seminterrato», hanno stabilito di accogliere il ricorso. Il Comune dovrà pagare 4.000 euro di spese legali, ma può fare ricorso.
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