Tassa rifiuti, L’Aquila è la terza città più cara
Famiglia di tre persone in un appartamento di 80 metri paga 327,83 euro l’anno Solo Cagliari e Napoli hanno le tariffe più alte, ma il primato è dietro l’angolo
L’AQUILA. Ci sono solo due città a superare L’Aquila nel poco invidiabile primato di capoluogo di regione più caro d’Italia, in tema di tariffa sui rifiuti. Si tratta di Cagliari, dove una famiglia di 3 persone che vive in un appartamento di 80 metri quadrati, ogni anno spende 386,80 euro, e di Napoli, dove a parità di condizioni si spendono 382 euro l’anno. All’Aquila, la stessa famiglia, nel medesimo alloggio, paga 327,83 euro. Molto di più, ad esempio, di quanto si spende a Firenze (196 euro), a Palermo (241), Venezia (292), e perfino a Roma, dove nonostante tutti i problemi la famiglia tipo versa 303 euro. I 327 euro aquilani, tuttavia, rappresentano un dato destinato inesorabilmente a cambiare. Sarà solo una questione di tempo, perché in tutti i comuni citati e negli altri riportati in tabella i cittadini pagano per intero la spesa sostenuta per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
Nel capoluogo abruzzese, invece, la tariffa copre appena il 79,31%, grazie ai trasferimenti che lo Stato ha assicurato dopo il terremoto per ricoprire i buchi di bilancio che si sono venuti a creare a causa delle minori entrate: meno case agibili, meno case da tassare, meno soldi per l’ente locale. Lo stanziamento disposto quest’anno, che ammonta a 16 milioni (di cui 3 utilizzati per coprire una parte della Tari), è di gran lunga inferiore a quelli degli anni precedenti, e nel decreto enti locali il Governo si è affrettato a dire che è giunto il momento che anche L’Aquila torni a camminare sulle proprie gambe. Tradotto in soldoni significa che l’ulteriore aumento del 20,69%, deliberato dalla giunta e scongiurato in extremis l’estate scorsa, potrebbe tornare in auge nel 2017. In questo caso, la famiglia media aquilana pagherebbe 395,56 euro, scavalcando dunque in classifica Cagliari e Napoli, raggiungendo il primo posto. Un primato, inutile dirlo, del quale gli aquilani farebbero tanto volentieri a meno.
Il calcolo, naturalmente, tiene conto del costo del contratto di servizio che il Comune ha stipulato con l’Asm, che ammonta a 14,5 milioni. L’impegno scade il 31 dicembre di quest’anno, e non sarebbe causa di meraviglia l’ipotesi di una rivisitazione al rialzo.
In questo caso, anche la previsione pessimistica dei 395 euro sarebbe destinata a salire. Curiosamente, mentre L’Aquila è terza in classifica per quanto riguarda il peso che ricade sulle famiglie per il servizio dei rifiuti, è l’ultima se si analizza la spesa sostenuta da banche (155,12 euro) e ospedali (294,08), sempre in riferimento al modulo degli 80 metri quadrati. Altrettanto curiosamente, gli ospedali torinesi pagano 1.278 euro, e quelli di Potenza 1.628. Un Comune virtuoso è quello di Trento, dove l’ormai famosa famiglia media di tre persone spende 163,70 euro all’anno. La cifra così bassa si deve al fatto che Trento è l’unico capoluogo di regione ad applicare il sistema di calcolo della cosiddetta “Tariffa puntuale”, con l’applicazione di un algoritmo in base al quale si considera il pagamento della quota variabile della tassa, sulla scorta della quantità di rifiuti effettivamente prodotti da ogni singola utenza. Anche gli ospedali e le banche di Trento spendono poco per i rifiuti, rispettivamente 408 e 209 euro.
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