Tasse da restituire, ecco le aziende più penalizzate

Gli imprenditori hanno intenzione di chiedere i danni agli enti coinvolti «I posti di lavoro a rischio sono circa duemila, chi ha sbagliato dovrà pagare»
L’AQUILA. Fuori le carte. Gli imprenditori aquilani non ci stanno a restituire le tasse sospese dopo il sisma del 2009. E, contro il provvedimento, si dicono pronti alle barricate. Ma chiedono il conto anche a chi ha sbagliato, se errori procedurali ci sono stati. «Faremo una richiesta di accesso agli atti a governo, Regione e Camera di commercio per ricostruire tutto l’iter e valutare eventuali defezioni», dice Ezio Rainaldi, delegato di Confindustria alla ricostruzione. «La situazione è al limite: in ballo c’è la sopravvivenza di centinaia di aziende. Rischiano di andare in fumo dai 1.500 ai 2mila posti di lavoro. Una partita da 75 milioni, che riteniamo ancora aperta: siamo pronti a fare le barricate».
RIUNIONI A CATENA. Il tempo stringe e le riunioni, tra le associazioni di categoria, si susseguono a ritmo serrato. L’ultima, in ordine di tempo, è stata convocata nella sede dell’Ance, per fare il punto della situazione. Un balletto di cifre e numeri che, se confermato, porterebbe il tessuto imprenditoriale locale al collasso. «Un dramma per il territorio», lo definisce Rainaldi, «che contrasteremo con ogni mezzo. La restituzione delle tasse è una partita che riteniamo ancora aperta: non possiamo dare nulla per scontato, anche a seguito della legge Letta del 2011, che ha previsto l’abbattimento del 60 per cento dei tributi».
FUORI LE CARTE. È scattata anche la caccia alle responsabilità, sulla scorta di un percorso tecnico che ha trovato continui intoppi: dalla mancata comunicazione all’Ue della sospensione delle tasse, dopo il sisma del 2009, alla relazione inviata all’Europa, che avrebbe dovuto motivare come le agevolazioni non sono aiuti di Stato, bensì indennizzi. Fino al ricorso, bocciato dal Consiglio di Stato. «Come associazioni di categoria», sottolinea Rainaldi, «chiederemo, con un accesso agli atti, di fornire tutta la documentazione e la corrispondenza intercorsa con la Comunità Europea. A subire il danno saranno solo le imprese, ma la politica e gli attori principali di questa vicenda non possono chiamarsi fuori. Ne chiederemo conto, anche sul piano economico».
RICORSO ANTI-COMMISSARIO. Si agirà su due fronti: uno di dialogo con il governo, e uno tecnico, con le azioni legali. Il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli ha annunciato lo slittamento di un mese della pubblicazione del decreto di nomina del commissario. «Una delle prime iniziative», incalza Rainaldi, «sarà proprio il ricorso contro la nomina del commissario ad acta, da parte del ministero dello Sviluppo economico. Le associazioni di categoria stanno mettendo in campo consulenti che si occuperanno di seguire le singole aziende e la vertenza nel suo complesso». Quindici le imprese chiamate a restituire più di un milione. Decine le aziende aquilane che dovranno sborsare oltre 500mila euro.
CHIARIRE I CRITERI. Il commissario, Margherita Maria Calabrò, direttore regionale dell’Agenzia delle entrate, prima di avviare le ingiunzioni di pagamento dovrà richiedere le perizie alle aziende, per valutare i danni. «Sarà fondamentale», conclude Rainaldi, «stabilire la griglia dei criteri con cui verrà effettuata la valutazione del danno».

