Tasse, il governo convoca le associazioni di categoria

7 Novembre 2019

Domani un nuovo incontro a Roma nel Dipartimento delle politiche europee Sul tavolo il nodo della restituzione dei 76 milioni dopo l’emergenza sisma

L’AQUILA. Il governo ha convocato gli enti locali e le associazioni di categoria per domani, alle 15. L'appuntamento è negli uffici del Dipartimento delle Politiche europee. Si parlerà di tasse, delle possibili azioni da attuare per scongiurare la restituzione di 76 milioni da parte di 126 imprese aquilane e dell’approccio da tenere con l’Ue. Un’audizione “urgente” alla luce della prossima scadenza della proroga, fissata per il 31 dicembre. E proprio a un’ulteriore proroga si appellano le associazioni datoriali, qualora non dovesse andare in porto una soluzione immediata e definitiva per salvare le aziende. Tra le possibilità in campo, anche il ricorso alla Corte di giustizia europea «per fermare uno stillicidio che si consuma da anni», con la conseguente richiesta di bloccare l’azione del commissario, Maria Margherita Calabrò, incaricata dal governo di procedere all’avvio dell’iter di restituzione delle tasse non versate dopo il terremoto del 2009.
«Se non avremo in mano un documento concreto che attesti l’impegno del governo su questa partita, è chiaro che si dovrà ricorrere a una nuova proroga», afferma Ezio Rainaldi, delegato alla ricostruzione di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno. «Nelle riunioni con Regione e Comune e tutti gli enti coinvolti, nel tavolo della ricostruzione, si era scelto di andare nella direzione di elevare il de minimis a 500mila euro, in continuità con l’azione intrapresa in passato. Oggi, questa proposta sembra non trovare riscontro. Almeno, non abbiamo segnali concreti dal governo. Ma il tempo stringe. Se non verrà presa in considerazione tale soluzione, ci vedremo costretti a rivolgerci alla Corte di giustizia europea chiedendo che venga bloccata l’azione del commissario».
Massimiliano Mari Fiamma, segretario generale dell’Api, auspica «che la vicenda venga chiusa definitivamente. Chi può mettere la parola fine è solo l’Ue, non certo il governo che, però, ha la possibilità non indifferente di arginare da subito i danni, procedendo a un’interpretazione, senza alcun supporto normativo, del temporary framework e del riconoscimento della franchigia, che consentirebbero il taglio dell’80% delle imprese coinvolte». In mancanza della certezza sull’elevazione della soglia del de minimis a 500mila euro, anche Mari Fiamma, spinge per la proroga: «Non esiste alternativa», afferma. «Siamo fortemente delusi dal fatto che, ancora una volta, le nostre perplessità sono state confermate. Il governo sapeva che non saremmo arrivati entro l’anno a una soluzione definitiva, al di là dei proclami e delle facili promesse. Una corsa contro il tempo, con le imprese appese a un filo».