Tasse, lettera a Mattarella e Gentiloni

L’iniziativa è del presidente della Regione D’Alfonso che chiede di sostenere le ragioni degli imprenditori aquilani
L’AQUILA. Due lettere: una al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’altra al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. La questione tasse finisce nei piani più alti dei palazzi romani. A firmare le due missive, in quella che si preannuncia come una settimana di mobilitazione contro la restituzione delle tasse, che sfocerà nel corteo del 16 aprile, è il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che finora non aveva preso posizione. D’Alfonso chiede al presidente della Repubblica un impegno in prima persona, «in quanto in prospettiva squisitamente politica, emergono evidenti contraddizioni e responsabilità che necessitano di un intervento delle istituzioni che, insieme, hanno il dovere di garantire ai cittadini la tutela concreta di diritti imprescindibili». Stesso appello a Gentiloni.
APPELLO AL PRESIDENTE. «Scrivo queste righe certamente amareggiato ma guidato, soprattutto, dalla determinata consapevolezza di dover lottare contro una decisione che interviene ad aggravare la già difficile situazione che vive dal 6 aprile 2009 il popolo abruzzese», afferma D’Alfonso nella lettera. «Nonostante il popolo abruzzese si è rimesso subito in cammino, ricomponendo i cocci, oggi il sentimento dominante torna a essere la rabbia dovuta alle recenti notifiche, a numerose imprese abruzzesi, di cartelle esattoriali con intimazione di pagamenti milionari entro 30 giorni. Istanze», scrive il presidente della Regione, «gestite dal commissario nominato dalla presidenza del Consiglio».
L’ITER PROCEDURALE. D’Alfonso, nelle lettere, ricostruisce l’iter procedurale e il ricorso al Tar «dopo la decisione dell’Ue, che ha riconosciuto illegale il regime di aiuto» e «nonostante un evento sismico di portata straordinaria, non ha ritenuto il danno di per sé eccezionale. Quanto rappresentato si configura quale palese, grave e irreparabile lesione all’intero sistema imprenditoriale del territorio che, a 9 anni dal sisma, si ritrova esposto al recupero di somme su cui ha legittimamente confidato in forza di una disposizione di legge».
SECONDA VALUTAZIONE. «Il decreto di nomina», prosegue D’Alfonso, «presenta gravi profili di illegittimità: lo Stato italiano ha l’obbligo di eseguire una seconda valutazione specifica e concreta, volta ad accertare se la misura agevolativa, concessa alla singola impresa, possa o meno configurarsi come aiuto di Stato. Infine, ironia della sorte, interviene il 6 aprile 2018, nel nono anniversario del terremoto dell’Aquila, una decisione della Commissione europea secondo cui il regime di aiuto italiano, volto a sostenere gli investimenti nelle regioni colpite dal sisma del Centro Italia, appare in linea con le normativa europea».
L’APPELLO. «Per le ragioni esposte», conclude la nota del presidente della giunta regionale, «sono a chiedere un intervento immediato, con la predisposizione di ogni atto che sarà possibile assumere, al fine di tutelare la dignità di un popolo che ha già pagato un prezzo altissimo».
NO TAX DAY. Intanto, le associazioni di categoria chiamano a raccolta la città, imprenditori, lavoratori e studenti, e lanciano il “No tax day”: il 16 aprile tutti in piazza contro la decisione dell’Europa, che chiede alle imprese aquilane il pagamento delle tasse sospese. Oggi alle 15, l’associazione provinciale dei costruttori edili ha convocato un consiglio direttivo allargato agli imprenditori, in cui verranno decise le misure da intraprendere.
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