Tassi illegali, giudice condanna banca Mps

19 Maggio 2020

L’istituto di credito dovrà risarcire una società di ristorazione pratolana. Decisiva una perizia

SULMONA. Il tribunale di Sulmona ha condannato il Monte dei Paschi di Siena a risarcire una società di ristorazione di Pratola Peligna riducendo di circa il 75% il debito che i ristoratori avevano contratto con l’istituto di credito proprio per gli interessi illegali che sarebbero stati applicati dall'istituto di credito. Tanto che secondo il giudice Giuseppe Ferruccio negli interessi applicati si prefigurerebbe il reato di usura. Ipotesi di reato che sarebbe emersa a seguito della consulenza tecnica d’ufficio disposta dal tribunale che avrebbe accertato da parte della banca interessi illegali ed interessi anatocistici: il debito tra capitale e interessi, a carico del correntista, è stato quindi ridotto di circa 26mila euro. La vicenda risale al 2010 quando quattro soci titolari di una società di ristorazione pratolana, si sono rivolti alla banca per avere un affidamento in conto corrente per la propria attività. Con il passare del tempo i clienti si sono resi conto che nonostante gli sforzi profusi e i continui versamenti per cercare di far risalire in positivo il conto corrente, il debito non diminuiva. Nel 2018 non potendo più far fronte alle pretese della banca i titolari dell’azienda si sono rivolti a un esperto in materia bancaria e finanziaria, il sulmonese Vincenzo Mazza, il quale dopo un’opportuna analisi, avvalendosi della collaborazione dell'avvocato Gianni Paris del Foro di Avezzano, ha avviato un’azione legale per tutelare i diritti dei quattro imprenditori. All’inizio si è tentato di arrivare ad un accordo con la banca, che avrebbe rifiutato ogni tipo di transazione. Da qui la decisione di rivolgersi al Tribunale di Sulmona. L’altro giorno è arrivata la sentenza con la quale il giudice ha riconosciuto ai ristoratori il diritto di vedersi ridurre il debito di quasi il 75%, condannando la banca al pagamento di tutte le spese. «Con questa pronuncia la giurisprudenza ribadisce i principi sanciti dalla legge 108 del 1996», afferma Vincenzo Mazza, «che non è una norma di volta in volta raggirabile ma rappresenta un argine invalicabile per chiunque, in primis dalle banche e dagli operatori finanziari». Inoltre il giudice Ferruccio ha disposto la trasmissione degli atti al Pubblico ministero affinché siano valutati gli ulteriori aspetti penali della vicenda.
©RIPRODUZIONE RISERVATA