Tatangelo e quelle sue proteste estreme

20 Settembre 2021

Chi è l’allevatore finito ai domiciliari, dalle lamentele contro gli orsi a una presunta truffa al Parco

GIOIA DEI MARSI. Una vita di proteste estreme davanti alle sedi istituzionali sostenendo di voler difendere la sua attività e i suoi animali. Motivo che l’ha fatto conoscere. Orazio Tatangelo, originario di Isola Liri, per un periodo residente a Trasacco, ha sempre gestito i propri affari tra le montagne marsicane.
Era il 2008 quando nella sede del Parco nazionale d’Abruzzo a Pescasseroli lasciò un vitello morto per protestare, a suo modo, contro l’Ente per i danni causati dagli orsi e dai lupi ai sui capi di bestiame.
Nel 2010 protestò perché un branco di lupi gli sterminò decine e decine di vitelli e lui per lo choc, come da lui denunciato, venne ricoverato all’ospedale di Pescina. In occasione della conferenza Europarc 2010 che si tenne a Pescasseroli per fare il punto sulla gestione dei Parchi europei, sui numeri e sulle iniziative per la salvaguardia e la tutela ambientale, Tatangelo si mise in una bara di legno e venne portato a spalla da un centinaio di allevatori provenienti anche da Lazio e Calabria che protestarono con trattori, cartelli e bare di legno contro le politiche restrittive dei parchi e la mancanza di interventi a favore degli allevatori di montagna. Il gesto venne condannato fermamente, ma Tatangelo non si arrese. Andò avanti infatti con i suoi gesti ribelli con il solo obiettivo di attirare l’attenzione sul problema dei danni alle attività del Parco. Sempre in una bara, diede vita a una protesta davanti a una delle sedi Asl di Avezzano.
Nel 2015 venne anche rinviato a giudizio per abbandono di animale e truffa nei confronti del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, mentre nel 2018 è finito nei guai insieme ad altri allevatori perché avrebbe registrato online, nella banca dati nazionale, capi di bestiame nati soltanto virtualmente con lo scopo di ottenere illecitamente gli aiuti dell’Unione europea per il settore zootecnico.
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