Tecnocall, l’appello: «Basta con i silenzi»

Sit-in in prefettura e in municipio dei 100 lavoratori a rischio «Dalle istituzioni vicinanza di facciata, serve impegno reale»
L’AQUILA. Continua la mobilitazione dei 100 operatori aquilani del call center Tecnocall dell’Aquila, che rischiano il licenziamento di massa nel passaggio dal mercato tutelato dell’energia a quello libero. Ieri i lavoratori che chiedono il reinserimento della clausola sociale nel decreto Energia, sono scesi in piazza in tutta Italia, in concomitanza con il programmato e poi annullato incontro che doveva svolgersi al ministero delle Imprese e del Made in Italy. All’Aquila la protesta è iniziata con un sit-in davanti alla Prefettura ed è proseguita con l’irruzione a Palazzo Margherita, durante l’insediamento del nuovo consiglio provinciale. «Sono ore drammatiche e decisive», spiegano gli operatori, «si sono svolte mercoledì le aste per assegnare i clienti del servizio di maggior tutela, quei clienti in parte oggi assistiti dalle lavoratrici e dai lavoratori di Tecnocall. Il risultato delle aste produrrà nuova marginalità, nuova crisi sociale, nuova disperazione. Nuovi poveri». I lavoratori cercano «il sostegno unanime e forte di tutti gli attori. Li abbiamo cercati. Li abbiamo sollecitati. Ora però non basta più una vicinanza di facciata, distratta e di circostanza della politica e delle istituzioni locali. Il tempo è scaduto. Ora è il tempo di impegno e risposte. Di praticare realmente una comunità di intenti a difesa del lavoro». Il presidio in Prefettura è servito per lanciare un nuovo appello accorato al rappresentante territoriale del Governo. «In questa partita», continuano gli operatori, «non sono previsti tempi supplementari. O si vince o si perde. Noi vogliamo vincerla. Siamo consapevoli che la battaglia ha bisogno di sostegno collettivo e territoriale. Nessuno può sentirsi salvo o immune da responsabilità. Ognuno per il proprio conto e per il proprio grado di responsabilità. Come sempre, chi più può più deve dare. Le responsabilità sono collettive ma anche individuali. O vinciamo tutti o saremo tutti responsabili. Noi lo siamo dal primo momento. Non vogliamo lasciare nulla di intentato. Alcuni silenzi ci hanno fatto e ci fanno male». Infine l'invito alla comunità: «Vorremmo con noi la città intera. Vorremmo sentirci ascoltati e compresi. Vi assicuriamo, troveremo il modo. Non possiamo accettare che i rappresentanti di questa collettività possano sentirsi fuori da questa partita».
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