Tecnocall, un appello a Petrocchi: «Ci aiuti, Natale di disperazione»

16 Dicembre 2023

Gli oltre cento operatori del call center sono a rischio licenziamento, chiesto l’intervento del cardinale «Interceda coi politici: la nostra occupazione ci ha garantito finora dignità, funzione sociale e pane»

L’AQUILA. Chiedono l’intercessione dell’arcivescovo metropolita, il cardinale Giuseppe Petrocchi, i lavoratori del call center Tecnocall che si apprestano a vivere il Natale «in condizioni di assoluta disperazione». Gli oltre 100 operatori aquilani, che rischiano il licenziamento collettivo, hanno scritto una lettera aperta, indirizzata al cardinale Petrocchi, raccontando la loro vicenda. Intanto, continua la mobilitazione permanente, dopo due giornate di sciopero, in attesa di un segnale da parte del governo.
LA LETTERA A PETROCCHI
Nella missiva inviata al cardinale Petrocchi traspare tutto il dramma sociale che si cela dietro l’emergenza occupazionale: «Ci rivolgiamo a lei», scrivono i 117 addetti del call center, «quale guida spirituale della nostra comunità, auspicando ascolto e interessamento. Siamo lavoratrici e lavoratori del call center Tecnocall dell’Aquila. Ci occupiamo di servizi alla clientela del mercato tutelato dell’energia, gestito per conto di Acea. Il nostro prossimo destino, rischia di essere drammaticamente risucchiato nel calderone sempre affollato degli effetti collaterali delle novità normative. Noi però siamo carne e ossa. Siamo più di cento, quindi cento famiglie che si apprestano al Santo Natale in una condizione di assoluta disperazione».
LA VERTENZA
I lavoratori spiegano che «con il nuovo anno cesserà di esistere il mercato tutelato e il decreto legge promosso dal governo del Paese non prevede alcuna tutela per chi come noi in quel mercato opera. Abbiamo lottato, eravamo convinte e convinti di aver trovato una soluzione. Era stata inserita in una prima bozza di detto decreto – decreto Energia così si chiama – la nostra rivendicata clausola sociale. Drammaticamente e senza una motivazione a noi comprensibile, tale salvaguardia è stata cancellata e noi a pochi giorni dalla data della fine dell’anno siamo piombate e piombati in una condizione disperata».
L’APPELLO
«Rivolgiamo a lei queste poche righe», aggiungono gli operatori, «affinché nel suo ruolo di altissima guida spirituale della comunità possa intercedere presso le funzioni della decisione politica perché il delineato nuovo dramma sociale possa essere disinnescato. Comprendiamo di essere irrituali nel rivolgerci a lei, siamo allo stesso tempo consapevoli di dover percorrere ogni strada utile perché non riusciamo ad immaginarci come i prossimi disperati di una collettività già provata e disgregata. Il nostro lavoro», concludono i lavoratori Tecnocall, «sino a oggi ci ha garantito dignità, funzione sociale e pane quotidiano».
LA SOLUZIONE
Entro dicembre va trovato il modo, a livello governativo, per ripristinare la clausola di salvaguardia cancellata dal decreto Energia, che avrebbe messo al riparo da eventuali licenziamenti i 1.500 lavoratori coinvolti nel passaggio dal mercato tutelato a quello libero. Le istituzioni locali si sono già mosse: il consiglio regionale abruzzese ha approvato una risoluzione urgente, per garantire la continuità lavorativa facendo pressioni sul governo Meloni, e il sindaco Pierluigi Biondi ha interessato il sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’aquilana Fausta Bergamotto.
LA MOBILITAZIONE
Dopo due giorni di sciopero e un presidio davanti all’Emiciclo, i lavoratori aquilani, appoggiati da Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil sono pronti ad azioni eclatanti: la lettera a Petrocchi rappresenta il primo passo di ulteriori iniziative di protesta, che potrebbero essere messe in campo durante le festività natalizie. I sindacati non hanno intenzione di arrendersi e con i segretari nazionali è in corso un fitto scambio di incontri e strategie per arrivare ad una risoluzione positiva della vertenza.
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