Tempesta: nessun dubbio superiamo il 50 per cento

15 Novembre 2016

L’AQUILA. Basta con i vecchi schemi, e largo invece a un modo giovane di pensare la politica, in una città nella quale occorre un cambio di rotta rispetto al passato. La pensa così Biagio Tempesta,...

L’AQUILA. Basta con i vecchi schemi, e largo invece a un modo giovane di pensare la politica, in una città nella quale occorre un cambio di rotta rispetto al passato. La pensa così Biagio Tempesta, ex consigliere regionale e comunale del Msi, che nel 1998 gli aquilani scelsero come sindaco, per riconfermarlo anche nel 2002, a capo di una coalizione di centrodestra.

Qual è, attualmente, la situazione del centrodestra?

«La base di centrodestra supera il 50%. Se alle passate elezioni comunali fossimo andati tutti insieme, anziché proporre due candidati, avremmo vinto su Cialente, che invece è stato rieletto per le nostre divisioni».

Ma come sta, oggi, il centrodestra?

«Che debbo dire… mi pare che abbia la febbre alta. Credo sia opportuno che ci si sieda intorno a un tavolo, alla ricerca di una base comune, seria, sia a livello locale, sia a livello nazionale».

Il referendum costituzionale, nell’ambito del quale il centrodestra porta avanti le ragioni del “No”, potrebbe essere l’occasione per avviare una riflessione di questo tipo?

«Credo proprio di sì. Nel centrodestra non c’è mai stata una mobilitazione così forte».

Secondo lei, quali sono le necessità più stringenti per il capoluogo?

«All’Aquila esiste un problema sociale serio. Nel cantiere più grande d’Europa, tanto per citare uno degli slogan creati per la beatitudine di qualche idiota, ci sono cinquemila poveri. La richiesta di una zona franca, forse sarebbe stata cosa gradita. Questa città non ha più strade, siamo stati praticamente esclusi dal Masterplan, si è persa l’occasione di costruire la città del futuro. Qui non ci sono neanche i soldi per la ristrutturazione delle scuole, ma si continua a dare la colpa a Berlusconi, e tornando ancora più indietro, addirittura al fascismo. All’Aquila c’è una mafia di potere, e non mi riferisco a situazioni istituzionali, che rappresenta una convergenza di interessi».

Lei, che idea porterebbe avanti per questa città?

«Sono un cittadino che ama questa città, e che ha una visione. Penso a una grande area metropolitana, di centomila abitanti, una città moderna, bella, grande. Più che la ricostruzione, bisogna fare la costruzione dell’Aquila, non solo edilizia, ma anche sociale e politica, e non guardare al passato».

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