Tenta di uccidere il compagno della ex

1 Agosto 2018

Obbligo di firma per un operaio 53enne: è accusato di avere pedinato e aggredito la coppia con un martello da carpentiere 

PRATOLA PELIGNA. È finito prima agli arresti domiciliari e da ieri ha l’obbligo di firma con l’accusa di tentato omicidio. Si tratta di Giuseppe Incani, operaio 53enne di Pratola Peligna, difeso dagli avvocati Vincenzo Margiotta e Stefano Di Nino. L’uomo è accusato di aver provato a uccidere il compagno della sua ex fidanzata con un grosso martello da carpentiere. I fatti risalgono al 4 luglio scorso quando la vittima è andata a prendere la sua compagna all’uscita dal lavoro, temendo per l’incolumità della donna, visti i precedenti atti persecutori messi in atto dall’indagato. Pedinamenti, telefonate e appostamenti, tutti contenuti in una denuncia del 29 giugno. In questa data, la sera, la donna era uscita dal lavoro intorno a mezzanotte e mezza ed era tornata a casa a bordo della sua auto, “scortata” dal suo compagno. Finché i due si erano accorti di essere seguiti da un’altra vettura: alla guida c’era un amico dell’ex compagno della donna e quest’ultimo, stando alla denuncia, era sbucato all’improvviso da un’altra auto, in sosta e a fari spenti, brandendo il martello da carpentiere. Avrebbe agitato l’arma in aria, provando a sferrare diversi colpi, sempre stando al racconto della coppia, uno dei quali è andato a segno, fortunatamente solo di striscio, alla testa. L’aggressione era stata interrotta dall’intervento di alcuni ragazzi che si trovavano nella zona. La coppia era andata prima al pronto soccorso, dove all’uomo era stato diagnosticato un trauma cranico, e successivamente dai carabinieri per sporgere una denuncia. Da qui le indagini e la richiesta della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Incani. Un provvedimento del pubblico ministero Stefano Iafolla. Richiesta accolta dal gip Marco Billi che nella sua ordinanza evidenzia come «l’episodio è soltanto l’ultimo di una serie di atti persecutori posti in essere dall’indagato. Quest’ultimo, evidentemente incapace di accettare la fine della relazione con la sua ex, che nel frattempo aveva trovato un altro compagno, ha posto in essere una serie di pedinamenti, atteggiamenti persecutori e aggressivi».
Da ieri, su istanza dei legali Margiotta e Di Nino, l’uomo ha l’obbligo di firma. «Il processo documenterà l’assenza di volontà e di comportamenti materiali da parte del nostro assistito di uccidere», precisano Margiotta e Di Nino, «condizione necessaria per la qualificazione del fatto contestato».
Da qui la richiesta di una misura meno afflittiva, accolta proprio dal Riesame, dopo che in un primo momento era stata rilevata «l’elevata pericolosità sociale dell’indagato e un pericolo di reiterazione del reato». (r.rs.)
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