Tentata estorsione, coppia a processo

La Procura: «Volevano raggirare un imprenditore aquilano in difficoltà economiche nel post-sisma». Gli imputati negano
L’AQUILA. Fissato al 25 gennaio del prossimo anno, dopo un rinvio, il processo a carico di due persone accusate di avere tentato nel post-sisma una truffa ai danni di un imprenditore aquilano che in quel momento era in difficoltà. Si tratta di Marina Girardelli di 43 anni e Giancarlo Francescon (58), entrambi originari della Lombardia, che per la Procura avrebbero cercato di sfruttare l’imprenditore rilevando la sua azienda con l’inganno; loro, però, contestano questa ricostruzione dei fatti al punto che la donna aveva presentato una controdenuncia. Entrambi, su decisione del gip, finirono ai domiciliari e poi furono rimessi in libertà al termine di un’indagine della Finanza.
Secondo l’accusa, tutto sarebbe iniziato nel marzo del 2012. I due conobbero l’imprenditore aquilano in uno studio legale di Bologna, grazie all’intermediazione di un uomo di 57 anni, anche lui denunciato. L’imprenditore aveva un passivo di 800mila euro perché i clienti e lo Stato non gli pagavano le forniture.
Alla determinazione del prezzo stabilito per la cessione della quota – circa 29.000 euro per il 60%, sancita con tutti i crismi dell’ufficialità avanti al notaio e comunicata alla Camera di Commercio unitamente all’aumento di capitale per un milione di euro a opera del duo Girardelli-Francescon – non fece seguito né la materiale corresponsione del denaro al cedente né il promesso afflusso del denaro nelle casse sociali.
Infatti, l’assegno destinato al pagamento delle quote rilevate dai due imputati fu subito preteso indietro non appena usciti dallo studio del notaio e i due nuovi soci, una volta insediatisi alla guida dell’impresa, lungi dall’intenzione di ricapitalizzarla e risanarla, si sarebbero invece, subito premurati di ottenere le autorizzazioni a operare sui conti correnti aziendali. Insomma, per quanto riguarda l’accusa, il loro comportamento non aveva nulla a che spartire con le promesse iniziali.
Poi, visto che i tentativi di ottenere denaro tramite l’impresa rilevata si erano rivelati vani, e considerata l’evidente impossibilità di continuare a sfruttare il nome dell’azienda aquilana il cui ex titolare era, ormai, del tutto diffidente, gli autori della mancata truffa pensarono di estorcere a quest’ultimo del denaro per uscire di scena. Francescon e la Girardelli avrebbero dapprima “insistentemente suggerito” all’imprenditore di consegnare loro 330mila euro per riottenere le quote della società. Di lì la tentata estorsione, versione del tutto contestata dagli accusati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

