Terremoto, la piazzetta intitolata al prete-eroe

18 Gennaio 2015

AVEZZANO. Sarà intitolata a don Giovanni Valente la nuova piazza realizzata dal Comune davanti alla chiesa di San Giovanni Decollato. Facendo seguito alla domanda che gli stessi abitanti del...

AVEZZANO. Sarà intitolata a don Giovanni Valente la nuova piazza realizzata dal Comune davanti alla chiesa di San Giovanni Decollato. Facendo seguito alla domanda che gli stessi abitanti del quartiere hanno presentato, il sindaco Gianni Di Pangrazio ha deliberato l’intitolazione alla memoria del sacerdote. Don Giovanni Valente fu parroco della chiesa dal 13 gennaio 1915 al 16 maggio 1953. Nato a Villa San Sebastiano di Tagliacozzo il 28 febbraio 1877, il sacerdote è morto ad Avezzano il 16 maggio 1953. Era il parroco della chiesa di San Francesco a Tagliacozzo, ma decise di trasferirsi lo stesso giorno del tremendo sisma che distrusse la Marsica ed Avezzano per dare assistenza alla popolazione. Da testi storici risulta che fu uno dei primi ad accorrere ad Avezzano, dove si distinse per l'opera altamente encomiabile che prestò per molti giorni, senza pause nè riposo, nell'intento di salvare il maggior numero possibile di vite. «Scavò tra le macerie, incoraggiò i superstiti e soccorse i feriti» come riportato da monsignor Marcello Bagnoli, vescovo dei Marsi. Dalla stessa pubblicazione citata si rileva come non vi fosse iniziativa, opera di soccorso o comitato in cui don Giovanni Valente non esercitasse un’azione propositiva. Molte testimonianze riportano come non fosse raro «vedere la veste sacerdotale e le mani del parroco arrossate di macchie di sangue».

«Con questo gesto di memoria e di ringraziamento, vogliamo riconoscere un tributo di stima ad un uomo che si è distinto per generosità, dedizione e spirito di sacrificio» commenta il sindaco Di Pangrazio «tra le baracche costruite ad Avezzano dopo il terremoto, don Giovanni realizzò una prima chiesetta in cui raccogliere i fedeli in preghiera e ridare speranza ai superstiti. Dobbiamo ricordare il coraggio di questi uomini».

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