Terremoto, vittime e feriti: le storie di chi fu rassicurato

27 Gennaio 2023

La ricostruzione del giudice: «Restarono a casa per le parole di De Bernardinis»

L’AQUILA. «State tranquilli e bevete un buon bicchiere di vino». Lo ripeteva ai suoi cari Giuseppe, aveva 89 anni, e quelle parole le aveva sentite in televisione, in un’intervista al vicecapo della Protezione civile nazionale Bernardo De Bernardinis. Con la moglie Rosa, quindi, Giuseppe si tranquillizzò e decise di convivere con le continue scosse, restando nella propria casa all’Aquila. Rifiutando l’invito dei familiari ad andarsene. I due anziani, sposati da 60 anni, persero la vita insieme in quella tragica notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009.
LE RASSICURAZIONI
«In assenza delle dichiarazioni di De Bernardinis non si sarebbero trovati in casa al momento della scossa»: lo dice il giudice Baldovino De Sensi, ricostruendo gli ultimi giorni di vita dell’anziana coppia nella sentenza civile del 23 gennaio con cui ha condannato lo Stato (in primo grado) un altro maxi risarcimento, questa volta per un totale di sei milioni di euro. De Sensi ha analizzato caso per caso le morti e i ferimenti interessati dalla causa civile, che è gemella di un’altra finita con sentenza simile prima del Natale scorso. Per tutti, riconosce «il nesso causale» tra la loro presenza in casa nella notte del sisma e le parole rassicuranti di De Bernardinis. In particolare il giudice cita un’altra frase della stessa intervista del numero due della Protezione civile, che gli è valsa la condanna in via definitiva in sede penale per omicidio colposo e lesioni personali: «Non c’è pericolo, l’ho detto al sindaco di Sulmona, la comunità scientifica mi continua a confermare che anzi è una situazione favorevole, perciò, uno scarico di energia continuo».
LE NOTTI IN CAMPER
Tra le storie ricostruite dal giudice e dagli avvocati nell’ultima sentenza, c’è quella di Delia. Aveva 80 anni e viveva da sola, anche lei è morta mentre dormiva a casa sua. Dopo la scossa del 30 marzo aveva deciso di allontanarsi dall’abitazione per trascorrere le notti successive in un camper parcheggiato vicino a dove vivevano i nipoti. «Tuttavia, dopo aver appreso le dichiarazioni di De Bernardinis, aveva ritrovato serenità, tanto che venne riaccompagnata nella sua casa il 2 aprile e decise di non uscire in occasione delle scosse precedenti a quella letale»: lo hanno raccontato i familiari al giudice, che anche per Delia ha riconosciuto il nesso tra le parole del numero due della Protezione civile e la decisione della vittima di restare in casa nella notte tra il 5 e il 6 aprile.
PRONTI A SCAPPARE
Tra le storie ricostruite da De Sensi, c’è poi quella di Tommaso e Domenica. Secondo i loro cari avevano allestito, con stufe e brandine, una sistemazione di emergenza al primo piano della loro abitazione, di fianco al portone d’ingresso, in modo da poter fuggire rapidamente in caso di scosse. Le rassicurazioni della Protezione civile, però, convinsero l’anziano a tornare a dormire in camera da letto, al piano superiore, dove lui e la moglie persero poi la vita. Poche ore prima del terremoto delle 3.32, Tommaso aveva parlato via radio con la nipote 26enne. La ragazza è una delle sopravvissute di quella notte di inferno. Ma con traumi e ferite che ha recuperato dopo lunghi mesi e con un disturbo post traumatico da stress. Anche per lei la sentenza ha previsto un risarcimento.
FUGA FUORI L’AQUILA
Tra chi si è salvato, pur rimanendo ferito, c’è poi Francesco, che nel 2009 aveva 31 anni. Durante lo sciame sismico dormiva il più possibile da un amico a Francavilla al Mare. Dopo le dichiarazioni di De Bernardinis tornò però a casa nel capoluogo.
Decisione simile, secondo testimoni e giudice, quella di Paola e Giuseppe, madre e figlio: preoccupati, avrebbero dovuto trasferirsi a Roma a casa di un’amica in occasione della Pasqua. Invece restarono e morirono all’Aquila.
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