Tesoro conteso, in due a giudizio

Eredità da un milione del nonno dell’Aquila: accuse al dipendente della clinica e a una dottoressa
CANISTRO. Il caso dell’eredità del centenaio contesa è tutt’altro che finito. Il dipendente della clinica di Canistro, Giuseppe Coco, e una dottoressa, Santa Alati, sono stati rinviati a giudizio. Il primo con l’accusa di circonvenzione di incapace, la seconda per falso. È quanto stabilito dal gup Maria Proia. Il processo inizierà il 14 luglio 2015.
Nel maggio di tre anni fa, Giuseppe Coco è diventato erede unico del tesoro del centenario Dante Piccinini, dell’Aquila. Casa, conti bancari, oggetti da collezione. Tutti beni che sono stati sequestrati, attraverso un provvedimento preventivo, preso all’epoca dal gip del tribunale di Avezzano dopo l’esposto di alcune nipoti di Piccinini, sfollato dopo il terremoto dell’Aquila e morto nella Residenza sanitaria assistita della Marsica, dove Coco lavorava. L’uomo è accusato di essere entrato in possesso del patrimonio in modo illecito. Nella vicenda è imputata anche la dottoressa accusata di avere scritto un falso certificato. Coco si è sempre difeso dalle accuse, sostenendo che tutto è avvenuto in modo legittimo, anche davanti a un notaio. «Il signor Dante mi chiedeva solo un po’ di compagnia» ha più volte evidenziato il dipendente della casa di cura della Valle Roveto.
L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore Maurizio Maria Cerrato, mentre le indagini sono state affidate ai carabinieri. Coco è difeso dagli avvocati Crescesco Presutti e Stefano D’Andrea. La dottoressa Alati è assistita dall’avvocato Antonio Milo. La parte civile è rappresentata dall’avvocato Emilio Basile.
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