Tesoro d’arte libraria apre le porte alla città

La Fondazione de Marchis Bonanni d’Ocre mette in mostra 10mila volumi a Palazzo Cappelli-Cappa
L’AQUILA. Nella preziosa cornice di Palazzo Cappelli-Cappa, da qualche anno restituito alla città, dopo i lavori di restauro e consolidamento, in pieno centro storico, in corso Vittorio Emanuele II, ha aperto i battenti al pubblico, ieri pomeriggio, un ricco fondo bibliografico e archivistico dedicato all’arte contemporanea: quello collezionato negli anni da Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, istitutore dell’omonima fondazione, scomparso nel 2009.
«È composto da circa 200.000 pezzi cartacei, ritagli a stampa, inviti a mostre e manifestazioni culturali, locandine, cataloghi, manifesti, fotografie, ormai rari e molti casi unici con valore di fonti per la storia dell’arte nel XX secolo, con particolare attenzione agli anni Sessanta e Settanta», come ha spiegato Diana Di Berardino, direttrice della Fondazione. «All’archivio si aggiunge una ricca biblioteca di circa 10.000 volumi ormai definibili rari, come monografie di artisti, cataloghi di mostre, cataloghi di aste, riviste d’arte e saggistica. Teatro, musica, storia, letteratura e storia dell’arte sono gli ambiti in cui spazia la raccolta libraria, arricchita da una sezione di singolari cataloghi di esposizioni e di arte giapponese».
Giorgio de Marchis ha voluto mettere a disposizione della città, mentre ancora in vita, il suo prezioso e ricco fondo bibliografico e archivistico, istituendo il 28 ottobre 2003 la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre onlus, ieri presentata nella sede temporanea di Palazzo Cappelli, ma che presto tornerà nella sua “casa” originaria. «Entro un anno contiamo di spostarci in via Indipendenza, all’interno di palazzo de Marchis, dove il fondo era ospitato prima del terremoto», continua la direttrice. L’intellettuale e studioso, direttore di ricerca del Cnr, Soprintendente alla galleria nazionale d’arte moderna di Roma, direttore dell’istituto italiano di cultura di Tokio, ispettore centrale del Ministero, editorialista per Art International, Colloquio, L’Espresso e Il Giornale dell’Arte, Giorgio de Marchis, infatti, è scomparso pochi mesi prima del terremoto.
«Il fondo rappresenta un lascito notevole di una figura importante che ha deciso di donare alla città questo patrimonio quando ancora non aveva idea di come si sarebbe collocato in un momento di rinascita post-sismica», ha commentato la presidente del comitato scientifico, Alessandra Vittorini, soprintendente per L’Aquila e il cratere. «Adesso questo fondo diventa il contenuto pregevole di uno dei tanti palazzi di un centro storico che ritorna a vivere».
A raccontare della nascita della Fondazione, del suo percorso dal 2003 a oggi e del suo futuro, erano presenti anche Francesca Fanti, presidente e rappresentante legale, Stefano D’Amico, membro del consiglio d’amministrazione, Ester Coen e Daniela Nardecchia, membri del comitato scientifico.
«Si tratta di una realtà importantissima per la città», ha concluso la professoressa Coen. «Uno dei nuclei più solidi e completi sull’arte del Novecento italiano, molto importante anche per gli studenti dell’Università».
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