«Ti scanno come un porco, ti ammazzo da buon siciliano»

Dalle minacce a chi non pagava ai ricatti con «u ferru» (la pistola), fino al maxi carico di cocaina.
E poi la grande bomba da preparare, 5 chili di esplosivo, bulloni e chiodi: «Deve fare danni»
SULMONA
«Invece che ci metti dentro?». Si parla della fabbricazione di una bomba. E questa è una delle domande che, secondo quanto riportato nelle informative della Sezione investigativa della Squadra mobile dell’Aquila, accompagnano la trattativa per la realizzazione dell’ordigno artigianale. Un particolare non di poco conto che emerge dal corposo fascicolo della distrettuale antimafia che ha intercettato 33 persone legate alla rete dello spaccio e della mafia. A illustrare le caratteristiche del dispositivo, per l’accusa, è stato Antonino Maccarrone, che, nel dialogo con Massimiliano Le Donne (“il latitante”, com’era stato chiamato), ha descritto la differenza tra i comuni artifici pirotecnici e la bomba che intendeva realizzare. L’atto intimidatorio era stato pianificato nei confronti degli autori del rogo di via Patini in cui l’auto di Le Donne andò in fiamme Il chiarimento richiesto da Le Donne ha portato a una risposta ancora più esplicita. Maccarrone ha parlato di «bulloni, pezzi di ferro, chiodi» e di materiale metallico, descrivendo un ordigno con caratteristiche ben diverse da quelle di un normale petardo. Il passaggio più significativo della conversazione riguarda però l’effetto che si voleva ottenere. «Se loro vogliono solo fare rumore e rompere un vetro...», spiega Maccarrone, distinguendo questo risultato da quello richiesto dai committenti. La risposta, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, è stata inequivocabile: l’obiettivo era provocare danni. «No, no, deve fare danni». La trattativa prosegue anche attraverso l’invio di una fotografia che ritraeva il tipo di ordigno desiderato. Maccarrone ha esaminato l’immagine, spiegando che il dispositivo raffigurato non avrebbe avuto una capacità distruttiva paragonabile a quello che lui avrebbe potuto realizzare. «Nooo, quella... no no, quella che gli faccio io non è così», ha affermato, aggiungendo che il modello mostrato non aveva «niente a che vedere» con quello che intendeva preparare. E ancora, nella conversazione riportata nell’informativa: «Quelli sono i botti che vendono normale, diciamo, i botti, eh, capito?». Anche sui tempi della preparazione sono emersi dettagli. Alla domanda «Quanto tempo ci metti per farla?», Maccarrone ha risposto: «Tempo di prendere l’occorrente, digli 3-4 giorni». Un’altra conversazione ha riguardato il peso e la potenza dell’ordigno. Maccarrone ha spiegato che realizzare un dispositivo da cinque chili non sarebbe stato semplice, ma che anche un quantitativo inferiore avrebbe potuto garantire un effetto distruttivo. Nelle parole riportate nella documentazione: «Max, vedi tu, 5 kg è tosta però la imbottisco pesante».
Parallelamente alla vicenda dell’ordigno e agli atti intimidatori, le informative ricostruiscono un’attività di distribuzione e vendita di cocaina. Un sistema di approvvigionamento di sostanze stupefacenti che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe potuto contare su una rete di contatti e fornitori in grado di garantire quantitativi particolarmente ingenti di cocaina. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, la gestione dei rapporti con i fornitori era a cura di Massimiliano Le Donne, che, avvalendosi della collaborazione di Antonino Maccarrone, avrebbe progressivamente costruito una rete di contatti. In particolare, dalla primavera del 2025 Maccarrone sarebbe entrato in contatto con Bisha Enri, il quale avrebbe manifestato la disponibilità a reperire quantitativi considerevoli di cocaina. Uno degli episodi più significativi risale al 3 aprile 2025. Nel corso di una conversazione intercettata nell’auto di Maccarrone, Bisha avrebbe prospettato la possibilità di fornire fino a 100 chilogrammi di sostanza stupefacente: «Quanto vuoi tu, mio fratello, chiedimi, basta che apri bocca, tutto quello che vuoi te lo porto fratello, basta che non chiedi oltre 100». Un’affermazione che, secondo gli investigatori, documenterebbe la capacità del contatto albanese di assicurare forniture di dimensioni rilevanti e la disponibilità a soddisfare le richieste che sarebbero arrivate attraverso Maccarrone. Un secondo passaggio significativo emerge dalla conversazione intercettata il 7 aprile 2025, sempre nell’auto di Maccarrone. Nel corso del dialogo, Bisha avrebbe ulteriormente enfatizzato la qualità della sostanza che sarebbe stato in grado di procurare, utilizzando espressioni che lascerebbero intendere la disponibilità di una partita particolarmente pregiata. «Zio, te l’ho già detto zio... te la porterò... cose che non hanno mai visto in vita loro... cose che non hanno mai visto in vita loro fra’... oggi è arrivata...».
Anche il “siciliano” – così veniva chiamato Ivano Antonio Di Marco – usava violenza e ricatti nei confronti dei suoi pusher. Intimando di far vedere ’ u ferru, la pistola. Dapprima scherniva Mattia Gasbarro, subito dopo lo minaccia di morte, con metodo mafioso secondo l’accusa: «E non dormire... ( si sente il rumore di uno schiaffo)... non inc.. che te mazzo (ti ammazzo)... se non mi dai i soldi ti distruggo... ti porto dentro al bagno e ti ammazzo... ti faccio vedere se non avete paura di me ora... l’ammzu che te mettisti cu mia (li ammazzo, ti mettesti con me)... te l’ho detto.. non ti mettere in una cosa più grande di te e mi dici prendine ancora. E recuperami sti soldi... recupera i soldi subito... ti faccio vedere io... Ti fazzo vedere io (Ti faccio vedere io)... minchia d’merda ca si... ora v’mazzo a tutti... (ora vi ammazzo a tutti)... io perdo ma voi atri v’mazzo...». In tal modo compiva atti idonei e univocamente diretti a costringere Gasbarro Mattia a consegnargli la somma di circa 3.000 euro. Scrive il gip. O un altro episodio che vede coinvolto un acquirente: «Dormi... io ti faccio alzare dal letto mentre dormi Giova’ stasera stessa vuoi vedere che ti vengo a prendere a casa non ti permettere più a nominare mia moglie e mia figlia che ti scanno come un porco... ti ummazzo... stasera ti vengo ad ummazzare... da buon siciliano».
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