Traffico di armi, ecco le accuse a Pardi

L’imprenditore sulmonese è indagato, gli accertamenti dell’Antimafia di Napoli anche sul reclutamento di mercenari
SULMONA. Un’inchiesta su un presunto traffico di armi destinate ai Paesi africani dove sono in corso conflitti. Fra gli indagati anche Andrea Pardi, di Sulmona, amministratore delegato della Società italiana elicotteri con base a Roma.
L’imprenditore, a metà ottobre, era stato accusato di aver picchiato un giornalista di Report, la trasmissione di Milena Gabanelli.
Le perquisizioni sul presunto traffico di armi hanno riguardato diverse regioni italiane, compreso l’Abruzzo, e sono state compiute dal Gico della Guardia di finanza di Venezia. Nell’inchiesta della Dda di Napoli si contesta l’associazione finalizzata al traffico internazionale di armi e al reclutamento di mercenari. Accuse tutte da dimostrare.
L’inchiesta è condotta dai pm della Dda di Napoli, Catello Maresca e Maurizio Giordano, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Il traffico riguarda in particolare la vendita di componenti di aerei, elicotteri e fucili mitragliatori. Dalle indagini sarebbe emerso il coinvolgimento della camorra, in particolare il clan dei Casalesi, oltre a contatti con ambienti del terrorismo internazionale. Le indagini sono concentrate su una presunta organizzazione che si occupava anche dell’arruolamento di mercenari. Uno dei Paesi maggiormente coinvolti nel traffico è la Somalia.
Le indagini che hanno portato alle perquisizioni avrebbero preso origine nell’area partenopea e in questi ultimi mesi si sarebbero intrecciate con altre vicende riguardanti presunti reclutamenti di mercenari coinvolgendo così altre realtà, tra cui personaggi gravitanti in Veneto. L’inchiesta, che è nata poco più di un anno fa seguendo le tracce di un imprenditore vicino all’ala Bidognettiana del clan dei Casalesi, ha avuto un’accelerazione nelle ultime settimane. Nel corso delle perquisizioni sono state trovate tracce di armamenti tipo mitragliatori, cannoncini e armi leggere. Oltre la Somalia, le armi arrivano in Nigeria, Libia, Sudan, ma tracce di questo traffico gestito da una rete internazionale arriva anche in Armenia. Sempre durante le perquisizioni sono stati sequestrati file e computer. Da qui gli inquirenti ora cercano di ricostruire anche la rete dei canali di trasporto.
In totale sono 23 gli indagati. Oltre a Pardi, risultano coinvolti Bruno Scapini, ex ambasciatore italiano in Armenia fino al 2013, e Ricardo Migliori, ex deputato nazionale eletto nelle liste del Popolo della Libertà, già presidente dell’Assemblea parlamentare del’Osce.
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