Traffico di rifiuti, sequestri e 4 indagati

10 Gennaio 2020

Vasta operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia svela collegamenti con l’area della Campania

L’AQUILA. Ci sono quattro persone indagate, tra le quali tre aquilani e un uomo della provincia di Frosinone, nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri forestali su una presunta attività illecita di traffico di rifiuti. L’operazione, coordinata dalla Procura dell’Aquila ed eseguita dai militari del Nucleo investigativo di polizia ambientale, ha previsto un notevole spiegamento di forze. È stata denominata “Black bag”, ovvero sacco nero, con riferimento a quei contenitori utilizzati, per l’appunto, per i rifiuti.
L’accusa, articolo 452 quaterdecies, punisce chi, se colpevole, «con l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti». Gli indagati sono gli imprenditori Marcello Negrini, di Coppito, Alessandro Angelini e Fabio Lalli. Sotto accusa anche un altro imprenditore laziale, ma residente a Balsorano, Claudio Riggi.
Ieri, di prima mattina, l’inchiesta ha avuto un sussulto nel senso che gli investigatori si sono mossi per eseguire i provvedimenti. All’operazione hanno collaborato militari appartenenti a undici stazioni del comprensorio aquilano con la collaborazione dei colleghi di Frosinone, Benevento e Napoli.
I militari, dunque, hanno eseguito sedici perquisizioni personali e domiciliari oltre che nei capannoni degli indagati dove sono stati fatti dei parziali sequestri.
Ci sono stati, inoltre, dei sequestri di rilievo che hanno riguardato migliaia di atti contabili, formulari, documenti di trasporto, fatture, certificati ritenuti falsi; ma anche computer, materiale informatico e anche telefoni cellulari, Gli investigatori, inoltre, affermano di aver sequestrato siti e rifiuti riconducibili ad attività di presunta gestione illecita di Angelini, a Campo di Pile, Roggi e Negrini mentre tempo addietro erano stati da Lalli a Sassa.
L’operazione di ieri, ovviamente, poggia su indagini avviate diverso tempo fa di cui gli indagati erano a conoscenza. L’impressione è che gli investigatori stiano cercando contatti tra gli indagati e altre persone a loro collegati, ipotizzando una rete più ampia. In tempi recenti, per restare in tema, qualcuno aveva contestato l’ipotesi che in un’ex cava a Coppito si volesse realizzare un impianto per stoccare i rifiuti.
Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Tommaso Colella, Massimo Manieri, Danilo Iannarelli. Il pm è Roberta D’Avolio.
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