Tragedie impunite Un comitato italiano voluto dai familiari

8 Dicembre 2015

L’AQUILA. «Tempi più lunghi per la prescrizione, la certezza della pena e un Albo nazionale dei periti forensi: porteremo le nostre tre richieste al capo dello Stato, Sergio Mattarella, al premier...

L’AQUILA. «Tempi più lunghi per la prescrizione, la certezza della pena e un Albo nazionale dei periti forensi: porteremo le nostre tre richieste al capo dello Stato, Sergio Mattarella, al premier Matteo Renzi, al ministro della Giustizia Andrea Orlando, e ai parlamentari di questa Repubblica, che d’ora in poi dovrà garantire giustizia ai suoi cittadini più provati dalle grandi stragi degli ultimi anni». Questi gli obiettivi delle tante associazioni dei familiari delle vittime riuniti alla Camera per un convegno intitolato “Disastri italiani, giustizia incompiuta”, insieme a noti esponenti della magistratura. Le associazioni, che insieme hanno deciso di costituire un Comitato nazionale familiari vittime, sono legate ai fatti più drammatici della storia recente d’Italia, dall’aereo militare piombato esattamente 25 anni fa sulla scuola di Casalecchio di Reno (Bologna) uccidendo dodici ragazzi («nessun colpevole» fu la sentenza), ai sette operai della ThyssenKrupp investiti da olio infuocato sul posto di lavoro; dai ventisette bambini morti con la loro maestra nel crollo della Scuola Jovine a San Giuliano di Puglia (non per colpa del sisma, ma per negligenza dei costruttori), alle 309 persone morte sotto le macerie all’Aquila, tra cui otto ragazzi ospiti della Casa dello Studente, alle trentatré persone uccise a Viareggio da un treno deragliato; dai 140 carbonizzati a Livorno nell’impatto del Moby Prince, alla morte bianca di Matteo Valenti in una fabbrica di Viareggio, al numero incalcolabile di morti per i veleni dell’Ilva di Taranto o per l'amianto. L’iniziativa è portata avanti da “Comitato Matteo Valenti”, “Il mondo che vorrei-Assemblea 29 giugno”, “Vittime della scuola San Giuliano di Puglia”, “Vittime ThyssenKrupp”, “Vittime Casa dello Studente L’Aquila”, “Avus Vittime Universitarie sisma 6 aprile L’Aquila”, “Vittime del Salvemini”, “Vittime Moby Prince”, “Associazione Vito Scafidi”, “Afeva Associazione Familiari vittime amianto” e “Voci della memoria”. «Tutte stragi legate da un filo conduttore: nessuna giustizia», protestano i familiari, che hanno chiesto a gran voce che le cose cambino: «L’idea è nata un anno fa, dopo la sentenza sull’amianto, che finì in un nulla di fatto perché il colpevole c’era e aveva nome e cognome, ma la prescrizione lo ha graziato», spiega Antonio Morelli, presidente dell’associazione Vittime della scuola di San Giuliano, «di fronte allo sconcerto degli italiani, anche Renzi espresse la sua indignazione. Ora ci dimostri che non erano solo promesse». I familiari hanno voluto accanto a loro, durante il dibattito, alcuni magistrati: Giancarlo Caselli, Libero Mancuso, il sostituto procuratore generale di Campobasso Claudio Di Ruzza, oltre all’ingegnere forense, esperto nelle cause dei crolli, Nicola Augenti, e a rappresentanti dell’Anci, associazione dei Comuni italiani. Anche la presidente della Camera Laura Boldrini, in un messaggio di saluto, ha evidenziato che «sono troppe le tragedie rimaste impunite nel nostro Paese».

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