Trapianti, sono pochi i donatori

Gli esperti a convegno: abbiamo ottime strutture ma occorrono più cultura e sensibilità
L’AQUILA. I numeri sono di tutto rispetto, gli indici di qualità altissimi, quelli di sopravvivenza dopo un trapianto superano spesso il 90% dei casi, ma si potrebbe fare meglio se ci fosse una maggiore cultura della donazione di organi. È quanto emerso ieri sera al Ridotto del teatro comunale all’Aquila alla prima delle due giornate «Un regalo per la vita», incontro di sensibilizzazione alla donazione su iniziativa di Astra onlus e fondazione Carispaq e con il patrocinio della Asl 1. Oggi all’hotel Canadian è prevista la seconda giornata con la festa dedicata ai trapiantati promossa ogni fine anno dall’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Al dibattito, moderato dal direttore del quotidiano il Centro, Mauro Tedeschini, hanno partecipato il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, il presidente della società italiana trapianti d’organo, Franco Citterio, il coordinatore regionale per i trapianti Abruzzo e Molise, Antonio Famulari, il direttore del centro trapianti dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, Francesco Pisani, Eleonora Corona dell’Aned Abruzzo, associazione che si occupa di dializzati, e Angelo Muraglia, ex commissario dell’agenzia sanitaria regionale. Manca la cultura della donazione, si è detto nell’incontro, perché manca informazione, tanto che le associazioni stanno cercando di entrare nel mondo della scuola per spiegare ai giovani l’importanza della donazione di organi. Un grande aiuto lo sta dando però il progetto “Una scelta in Comune”, iniziativa che ha portato oltre un milione e 700mila persone a dichiararsi donatori sulla propria carta di identità al momento del rinnovo. Una dichiarazione che, in caso di morte improvvisa, permette di superare le reticenze della famiglia. Per questo ieri sono stati premiati alcuni Comuni che hanno concretamente favorito l’iniziativa. Le reticenze da parte dei familiari sono ancora forti, anche se in diminuzione. Nell’ultimo anno, all’ospedale dell’Aquila, le opposizioni sono state 40 a fronte delle 50 dell’anno precedente. E sono anche in aumento le donazioni da viventi, 5, mentre negli ultimi 10 anni ce ne erano stati solo 15. «La donazione da vivente», ha spiegato Antonio Famulari, «permettono di programmare l’operazione, di non dover lavorare in emergenza, e anche di ridurre notevolmente le liste di attesa». Liste di attesa che appaiono il vero problema. «Abbiamo strutture ottime e ottimi medici, purtroppo non abbiamo abbastanza donatori» ha spiegato Alessandro Nanni Costa. Va poi considerato che un trapiantato costa immensamente di meno rispetto, ad esempio, ad un dializzato per anni e anni in lista di attesa. Un dializzato che ogni due giorni per 15 anni deve stare 5 ore attaccato alla macchina costa 50mila euro l’anno, senza considerare i costi sociali e la sua bassa qualità della vita. «La Regione è stata la prima a legiferare sui trapianti e oggi i risultati sono di tutto rispetto» ha spiegato Angelo Muraglia, «e seguiamo i nostri trapiantati per anni» ha spiegato Famulari, «e siamo una grande famiglia».
Raniero Pizzi
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