Trasferimento diocesi spunta petizione del 1916

2 Ottobre 2019

L’importante documento ritrovato durante il restauro della casa natale di Silone Lo scrittore e il vicario del vescovo contrari al “trasloco” da Pescina ad Avezzano

PESCINA. Durante i lavori di restauro, tuttora in corso, della casa natale di Ignazio Silone – destinata a diventare museo – è spuntato fuori un documento di straordinaria importanza per conoscere il ruolo avuto dal vescovo Pio Bagnoli nel trasferimento della sede della Diocesi dei Marsi da Pescina ad Avezzano.
Un provvedimento fortemente contrastato dagli abitanti di Pescina. Il documento, custodito dentro una cassetta di legno in soffitta, rischiava da andare perduto. Gli operai, infatti, insieme ad altre carte, l’avevano già buttato via.
Ma un artigiano, che abita nei paraggi, mosso dalla curiosità è andato a rovistare tra quelle carte destinate al macero e, vedendo il documento e intuendone l’importanza, l’ha preso e l’ha consegnato al dottor Franco Zazzara.
Ora quel documento, insieme ad altri tre di archivio, incentrati sulla figura di monsignor Bagnoli, è diventato argomento di un libro che farà sicuramente scalpore. Il documento, di 16 pagine – che il dottor Zazzara attribuisce a Luigi Colantoni, arcidiacono della cattedrale e vicario del vescovo nel 1903-1904, sette anni prima cioè che si insediasse Pio Bagnoli, e al giovanissimo Secondo Tranquillli, conosciuto con lo pseudonimo di Ignazio Silone – è datato ottobre 1916. Si tratta di una petizione popolare al ministro dell’Interno e del Culto «perché si adoperi affinché Pescina non venga privata di un diritto secolare – essere sede del vescovo della Diocesi dei Marsi – riconosciuto da una Bolla di Papa Gregorio XIII nel 1580, con “l’assenso” del Re di Napoli prima e delle Due Sicilie dopo.
La richiesta di intervento del governo è l’ultima carta giocata da Pescina, poiché il vescovo, che dopo il terremoto del 13 gennaio 1915 si era trasferito in un «palazzo principesco» di Tagliacozzo, aveva già deciso di non tornarvi più, tra lo sconcerto dei pescinesi.
Intervento che però non c’è stato, dal momento che monsignor Bagnoli poté portare a termine il suo progetto, con l’appoggio negli ultimi anni anche del regime fascista.
Il 19 maggio 1924 – dopo che a gennaio Papa Pio XI, con la Bolla “Quo aptius”, aveva dato il via libera al trasferimento della Diocesi ad Avezzano – il sindaco di Pescina, Migliori, inviò un telegramma a Benito Mussolini, supplicandolo di bloccare «l’assenso regio». Troppo tardi, il dado ormai era tratto.
E mentre Pescina perdeva un’istituzione di grande prestigio, Avezzano, ricostruita dopo il terremoto, diventava il centro del potere politico, economico ed ecclesiastico della Marsica.
Che poi era quello che più rispondeva agli interessi di Torlonia.
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