Trattamento laser, così urologia è centro di riferimento nazionale

Interventi alla prostata: 70 l’anno, malati anche da Lazio e Marche. Targa celebrativa davanti al reparto Il dirigente Masciovecchio: «I primi in Abruzzo a utilizzarlo, favorisce una ridotta degenza ospedaliera»
L’AQUILA. L’urologia della Asl 1 Abruzzo nella rete dei centri nazionali di riferimento per il trattamento laser con tecnologia GreenLight dell’ipertrofia benigna della prostata.
Un riconoscimento, assegnato in base a precisi criteri di qualità e quantità, che è stato ufficializzato ieri mattina, all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, con l’apposizione di una targa all’ingresso del reparto di urologia diretto dal dottor Luigi Di Clemente. Erano presenti, tra gli altri, oltre a Di Clemente, i medici dell’unità operativa Alfonso Boris Di Pasquale, Stefano Masciovecchio e il direttore sanitario dell’ospedale Giovanna Micolucci. Al gruppo sono andati anche i complimenti del manager della Asl, Ferdinando Romano.
Il laser, impiegato per il trattamento, utilizza una moderna tecnologia (come detto, GreenLight, luce verde) che consente di rimuovere l’ostruzione che impedisce di urinare, causata dal tumore benigno della prostata, senza sospendere l’uso dei farmaci e riducendo i rischi di sanguinamento. L’urologia aziendale della Asl provinciale, che comprende i reparti di L’Aquila e Avezzano, dove opera il dottore Pierluigi Leone, effettua ogni anno oltre 70 trattamenti laser per l’ipertrofia prostatica, con pazienti che arrivano anche altre regioni, come Lazio e Marche, segnando così una mobilità attiva extraregionale, come evidenziato dalla stessa Asl. «Un importante riconoscimento dalla comunità scientifica», tiene a precisare il dirigente medico della Asl, Stefano Masciovecchio, «in Abruzzo già dal 2013 siamo stati i primi a utilizzare questa tecnica. Il laser trova indicazione nella terapia chirurgica dell’ipertrofia prostatica, in modo particolare in quei pazienti in trattamento anti-coagulante e anti-aggregante, per cui è indicato in pazienti meno giovani o per pazienti con problematiche, tipo malattie cardiovascolari o neurologiche. Le caratteristiche del Green Light permettono di ridurre notevolmente il rischio di sanguinamento post-operatorio, favorendo una ridotta degenza. I pazienti possono essere dimessi nell’arco di 48 ore, tempo notevolmente ridotto rispetto alle tecniche tradizionali». (c.s.)
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